“Dal Welfare all’Ambiente. Ecco il Piano M5S per rilanciare il Paese”

Parla il vice presidente del M5S, Mario Turco: Attacchi ignobili al Reddito di cittadinanza.

Siamo ormai arrivati agli sgoccioli della campagna elettorale. Mario Turco, vice presidente M5S, è soddisfatto del percorso intrapreso dal M5S?
E’ sotto gli occhi di tutti il fatto che la nostra sia stata una campagna elettorale basata sui temi e sulle soluzioni concrete per affrontare e risolvere le diverse emergenze sociali, economiche e culturali. Siamo la forza politica che meglio conosce le priorità e le urgenze dei cittadini e delle imprese. Nel nostro programma abbiamo proposte concrete e credibili, alcune già sperimentate con successo e che adesso vogliamo stabilizzare e migliorare, altre fortemente innovative. La proposta politica che presentiamo all’Italia per le elezioni di domenica nasce da un percorso compiuto in questi anni. Abbiamo gestito la pandemia e la conseguente emergenza economica e sociale, sostenendo le famiglie e le imprese. Grazie alla nostra visione e soprattutto alle misure introdotte abbiamo permesso all’Italia di crescere più degli altri paesi europei, divenendo come non era mai successo la locomotiva d’Europa.

LA VALORIZZAZIONE DEL CAPITALE UMANO

Paradossalmente sembrerebbe quasi che il fatto che ci sia stata una scissione sia stato un bene…
Lo è stato nella misura in cui al nostro interno viveva, ormai come un corpo estraneo, una componente che con valori e obiettivi 5 Stelle non aveva più nulla in comune. Amici e colleghi che avevano contribuito a realizzare la nostra rivoluzione gentile sono diventati fieri guardiani del sistema.

Che ne pensa del progetto politico di Di Maio?
Non vedo alcun progetto politico da parte sua, ho visto una strategia di galleggiamento, di conservazione dello status quo politico, anche al fine di mantenere posizioni strettamente personali.

Al di là dei risultati sicuramente il programma politico M5S è quello che si distanzia di più da tutti gli altri. Quali crede siano i punti di forza?
I cittadini vedono che noi diciamo la verità, che siamo trasparenti e leali con loro. E poi c’è la nostra capacità di dare risposte concrete a chi è fragile, a chi affronta le difficoltà più dure. Siamo attenti difensori degli interessi dei cittadini e delle imprese. E non mi riferisco solo al Reddito di Cittadinanza, che è un istituto di civiltà e dignità. è ignobile l’attacco rivolto da destra e sinistra verso una riforma con cui abbiamo fatto fare all’Italia un grande salto in avanti. Tra chi è in difficoltà ci sono le famiglie e le imprese che si sono trovate all’improvviso a dover pagare bollette esorbitanti che lievitano mese dopo mese, c’è tutto il settore produttivo che ha bisogno di veri sostegni, meno burocrazia e meno tasse. Il nostro programma ricco e articolato contiene misure molto efficaci per l’autoproduzione di energia. Abbiamo sostenuto per primi la necessità di un piano europeo sull’ approvigionamento energetico e la fissazione di un tetto al prezzo dell’energia. Vogliamo tutelare il lavoro con il salario minimo legale di 9 euro lordi l’ora e ridurre le tasse e i contributi sul lavoro, attraverso la cancellazione dell’Irap, la riduzione del cuneo fiscale, la decontribuzione. Il grande filo conduttore è poi la transizione ecologica e la difesa dei diritti. Quelli sociali e quelli civili. Come dice il presidente Conte, un diritto non riconosciuto, è un privilegio per qualcun altro. Ecco, chi sostiene il Movimento 5 Stelle contribuisce al rafforzamento dei diritti di tutti.

Sul fronte della crisi energetica voi siete sempre stati convinti dello scostamento di bilancio. Alla fine, come noto, non c’è stato. Crede che i provvedimenti adottati dal governo basteranno?
Mi pare evidente che non basteranno. Consideri che in Germania tutti i principali osservatori economici vedono una recessione imminente della locomotiva d’Europa, con tutti le conseguenze che ne potrebbero derivare per i partner, compresi noi. Uno scostamento diventa ogni giorno sempre più inevitabile e sarà sempre più costoso. Sentiamo ripetere il solito canovaccio austeritario secondo il quale fare altro debito significherebbe scaricare oneri sui nostri figli e nipoti. Ma se noi non interveniamo massicciamente oggi, corriamo il rischio di far chiudere migliaia di imprese da cui deriverebbero licenziamenti, riduzione del Pil, con conseguente e immediato aumento del debito pubblico. Noi invece crediamo nel debito buono e che il debito debba essere messo su un percorso discendente grazie alla crescita sostenibile del Pil. Per far questo è necessario intervenire con misure espansive, poderose di protezione del tessuto socio-economico e di investimento, soprattutto nel settore green ad alto moltiplicatore. Non intervenire oggi avrà l’effetto di moltiplicare i costi sociali domani, quelli sì davvero a carico dei nostri figli e nipoti.

Qual è allora la situazione che potremmo trovarci di fronte tra qualche mese?
I rischi di recessione sono concreti e vicini se non interveniamo velocemente e incisivamente. Non ci sono solo le negative previsioni relative alla Germania. Fitch, da ultimo, ha previsto per l’Italia un -0,7% del Pil nel 2023. Dobbiamo fare in modo che questo non avvenga, non aspettare che tutti i buoi siano usciti dal recinto.

Anche per questo lei ha parlato di un “piano Italia” per tutelare i risparmi degli italiani e sostenere gli investimenti. In che cosa consiste?
è un piano finalizzato a ridurre l’incidenza del debito pubblico e valorizzare risparmi ed investimenti pubblici, tramite l’istituzione di vari strumenti. I “conti correnti di risparmio” per intercettare i risparmi degli italiani, soprattutto quelli veicolati all’estero, e consentirne la diretta utilizzazione come strumenti di pagamento, senza la necessità di disinvestire. I “conti correnti di investimento” da istituire con una Banca Pubblica d’Investimento per finanziare l’economia reale che ha difficoltà di accesso al credito. I “conti correnti fiscali” (C.C.F.) per rendere liberamente trasferibili i crediti d’imposta e permettere il finanziamento della spesa pubblica senza aumentare il debito pubblico verso l’estero.

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