D’Alema vota la Raggi. Il Pd smentisce, ma il fiasco di Renzi alle comunali ha già un capro espiatorio

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Vecchi rancori. Nuovi veleni. E solite ripicche. Il tutto a poche ore dai ballottaggi che decideranno l’esito delle amministrative. Con i renziani che sembrano già alla ricerca di un capro espiatorio in caso di sconfitta. Insomma, altro che tregua, nel Partito democratico l’attesa del voto si è trasformata in un bagno di sangue. È bastato un retroscena su Massimo D’Alema per far volare gli stracci. Secondo una ricostruzione di Repubblica, infatti, l’ex ministro degli Esteri sarebbe disposto a votare la pentastellata Virginia Raggi al secondo turno per il Campidoglio pur di fare un dispetto a Matteo Renzi. Facendogli così perdere Roma.

SMENTITA – La smentita dalemiana è stata accolta con freddezza. Certo, la nota taccia di “falsità” il contenuto dell’articolo, che racconta come l’ex premier starebbe tramando per abbattere il Rottamatore, con la sponda del governatore pugliese Michele Emiliano (che a sua volta ha smentito), e dare una nuova spinta alla sinistra riformista. Tuttavia,  hanno fatto notare i più attenti, che in questo rimbalzo di smentite il Lìder Maximo non ha dato alcun chiaro sostegno al candidato del Pd a Roma, Roberto Giachetti, né si è schierato apertamente per il sì al referendum sulle riforme istituzionali. “In pratica non contraddice i due principali aspetti dell’articolo di Repubblica”, fanno notare nella cerchia renziana. Il ragionamento è basato comunque su una certezza: l’ex leader dei Ds è stato un fantasma in queste comunali. Non ha rilasciato una sola dichiarazione. Anzi, ha pronunciato il monosillabo “no” – con il suo tradizionale approccio infastidito – solo di fronte alla domanda di una cronista: “Posso chiederle un commento sulle elezioni?” (il video sta facendo il giro del web).

E c’è un altro elemento poco apprezzato nella nota firmata dalla portavoce di D’Alema, Daniela Reggiani. Si parla, infatti, di “mandanti” dietro all’articolo. E non ci vuole uno sforzo di fantasia per capire il riferimento agli uomini vicini a Palazzo Chigi. In questo clima il presidente dell’assemblea nazionale del Pd, Matteo Orfini, non ha fatto il pompiere. Di buon mattino ha chiesto via Twitter una presa di posizione a D’Alema. Tanto che Miguel Gotor, senatore di stretta osservanza bersaniana, ha notato un comportamento sospetto, quasi da spin doctor: “La prossima volta aspetta un paio d’ore per rilanciare sennò il gioco di spin è troppo evidente e ci rendiamo ridicoli”, ha scritto sui social.

STORYTELLING – Nella sinistra dem hanno già fatto l’analisi della situazione: “Queste polemiche sono create come una provocazione per costruirsi l’alibi se le cose non dovessero andare bene ai ballottaggi”, spiegano i bersaniani a microfoni spenti. E il deputato Davide Zoggia ha messo nero su bianco le proprie idee. “Bisogna dirlo con chiarezza, è ora di finirla con questi giochi allo scaricabarile. Qui bisogna lavorare tutti insieme per vincere ai ballottaggi. Invece si assiste ogni giorno ai giochetti delle informazioni fatte filtrare ad arte per vedere se si riesce a scaricare le responsabilità”. E ha ribadito il sostegno “ventre a terra della sinistra Pd per i candidati del partito. Altrettanto dovrebbero fare i dirigenti nazionali, invece di lavorare allo storytelling che più gli aggrada”.

Tw: @SteI

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