Dalla Bce soltanto un’aspirina

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di Gaetano Pedullà

La Banca centrale ha tagliato i tassi dell’Euro. Vi assicuro: non c’è niente da festeggiare. Non solo perché non avrà nessun effetto tangibile su chi ha un mutuo o i conti da pagare. La mossa certifica due cose: 1) l’economia europea è in una situazione disperata; 2) la Germania ha imposto una politica monetaria ottima per Berlino e mortale per gran parte dell’Europa. Ancora ieri nella sala dei bottoni della Bce c’era chi voleva rinviare la sforbiciata del costo del denaro al minimo storico dello 0,25%. Eppure Stati Uniti e Asia hanno tassi così bassi da molto tempo. Anche in questo modo oltreoceano hanno riagganciato la ripresa e portato la disoccupazione intorno al 7% (in Italia siamo al 12,5, in Germania vicino al 5), nonostante la grande crisi finanziaria sia stata generata proprio dalle banche americane. In Europa invece la Merkel ha imposto una moneta forte, costringendo i Paesi con un maggiore debito pubblico a pagare una tassa micidiale chiamata spread. Da anni Berlino finanzia quasi gratuitamente il suo debito pubblico, mentre il resto d’Europa paga interessi altissimi. Così i sacrifici pazzeschi imposti negli ultimi anni non sono serviti a niente, tant’è vero che il debito è persino cresciuto. Perché adesso si scende ai tassi più bassi di sempre? Perché dal rischio inflazione (cioè l’aumento del costo della vita) siamo passati al rischio di deflazione (cioè la diminuzione del costo della vita a fronte di una contestuale diminuzione della ricchezza prodotta). Senza il doping monetario, limitato e tardivo della Bce, l’Europa dunque è spacciata. Una politica libera dal giogo dei mercati e che guarda lontano non esulterebbe come ha fatto ieri anche il nostro premier Letta. Al contrario porrebbe il problema di un malato grave che non può guarire con le aspirine di Draghi.