Dalla crisi nel Golfo all’energia: è la solita Ue divisa su tutto

Dalla crisi nel Golfo all’energia: è la solita Ue divisa su tutto. Ungheria e Slovacchia bloccano il prestito a Kiev

Dalla crisi nel Golfo all’energia: è la solita Ue divisa su tutto

Dopo i volenterosi per Kiev arrivano i volenterosi per Hormuz. Parigi, Londra, Berlino, Roma, l’Aja più Tokyo si dicono infatti pronti a “contribuire alle iniziative volte a garantire un passaggio sicuro attraverso lo stretto” e accolgono “con favore” l’impegno dei Paesi “che stanno avviando i preparativi”. Un comunicato congiunto emesso mentre il Consiglio europeo – che all’ordine del giorno ha una discussione sul Medio Oriente – è in pieno svolgimento. È essenziale che i combattimenti però prima finiscano si affrettano a chiarire poi le capitali europee dopo che i partiti di opposizione hanno paventato il rischio di un coinvolgimento nel conflitto. L’Iran, non a caso, minaccia: chi aiuterà Stati Uniti e Israele si renderà “complice” dell’aggressione.

Nascono i volenterosi per Hormuz

I sei, nel comunicato, ricordano che la libertà di navigazione è “un principio fondamentale” del diritto internazionale, anche ai sensi “della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare” ed esortano “tutti gli Stati” a rispettarla e a difendere i principi fondamentali della prosperità e della sicurezza internazionali. Il Tycoon, dal canto suo, ha riconosciuto che “gli alleati stanno diventando più disponibili” nel loro impegno sullo stretto di Hormuz anche se, ha aggiunto: “Ora è troppo tardi”.

Resta il fatto che il dossier Iran è altamente divisivo e nella cornice dell’Unione europea, dunque a 27, trovare un punto d’incontro – tenendo insieme ad esempio il pacifista Pedro Sanchez e il massimalista Viktor Orban, unico a bloccare le sanzioni contro i coloni violenti israeliani – è una missione quasi impossibile. Tant’è vero che nelle bozze di conclusioni del vertice sulla parte dedicata al Medio Oriente non compare nemmeno una menzione agli Stati Uniti o Israele nel contesto della guerra in Iran.

Il dossier Iran rimane divisivo tra i 27

L’alto rappresentante Ue Kaja Kallas ha detto che il conflitto “non ha alcuna base di diritto internazionale” e al consiglio Affari Esteri di lunedì scorso i Paesi dell’Ue hanno ribadito di “non avere intenzione” di essere coinvolti. “E’ tempo che la diplomazia prevalga, è tempo che la forza della legge prevalga sulla legge della forza”, ha esortato il segretario generale Antonio Guterres proprio dalle sale del Consiglio europeo. Un’eventuale missione che possa coinvolgere diversi Paesi come l’Italia, per garantire la navigazione commerciale dello Stretto di Hormuz, potrebbe avvenire solo sotto l’egida delle Nazioni Unite, è l’auspicio di Roma.

Roma sconfitta sugli Ets

Non c’è consenso a sospendere il sistema Ets dello scambio di quote di emissione, come chiedeva l’Italia. Giorgia Meloni si è presentata all’Europa Building sostenuta da un fronte di nove leader, in gran parte dell’Est, chiedendo correttivi rapidi e sostanziali. Ma da Parigi e Berlino le aperture sono circoscritte a “flessibilità” e “lievi aggiustamenti”, mentre il muro ‘green’ – Nordici, Spagna e Portogallo – tiene. Rafforzato anzi dall’affondo di Sanchez contro chi “usa la crisi in Medio Oriente per indebolire la politica climatica” e dalla linea del neo premier olandese Rob Jetten, affatto incline a eventuali retromarce. La revisione complessiva resta fissata a luglio, nonostante la pressione italiana per anticiparla a maggio.

Meloni lancia l’ennesimo allarme sui migranti

Infine a Bruxelles Meloni ha lanciato l’ennesimo allarme su una possibile crisi migratoria che potrebbe scatenarsi dalla situazione in Medio Oriente. La premier insieme ai primi ministri danese, Mette Frederiksen, e olandese ha ospitato una nuova riunione informale tra alcuni degli Stati membri “più interessati al tema delle soluzioni innovative da applicare alla gestione del fenomeno migratorio e, in particolare, al rafforzamento del quadro legale in materia di rimpatri”, recita una nota di Palazzo Chigi.

Insieme a Italia, Danimarca, Paesi Bassi e Commissione europea, hanno preso parte all’incontro Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Germania, Grecia, Polonia, Lettonia, Malta, Slovacchia, Repubblica Ceca, Svezia e Ungheria. Meloni e Frederiksen hanno inviato una lettera ai vertici Ue con l’obiettivo di “rafforzare il sostegno europeo alle popolazioni colpite dal conflitto in Medio Oriente” e di mettere in campo “un coordinamento in caso di nuove ondate migratorie, con l’obiettivo di evitare il ripetersi della crisi migratoria del 2015”.

Ungheria e Slovacchia contro il prestito a Kiev

Nel corso del Consiglio europeo c’è poi stato un lungo dibattito fra i leader sul blocco dell’Ungheria e della Slovacchia al prestito da 90 miliardi per l’Ucraina. Orban ha preso “brevemente” la parola, in cui ha ribadito la sua posizione che giudica “legalmente solida”. Il presidente Antonio Costa ha giudicato il suo comportamento come “inaccettabile” – sostenuto in questo dalla “maggior parte” dei leader – e “contrario” al principio della leale cooperazione previsto dai trattati. Orban e lo slovacco Robert Fico non hanno dato però “alcun cenno di apertura”.