Dalla Difesa al Miur fino al Viminale. I dicasteri peccano in trasparenza. In molti casi è impossibile conoscere retribuzioni di consulente e funzionari

dalla Redazione
Politica

“In via di definizione”. Per quasi tre mesi questo si poteva leggere sulla sezione “amministrazione trasparente” del sito istituzionale di Palazzo Chigi alla voce “Dirigenti o titolari di incarichi presso gli Uffici di diretta collaborazione” del presidente del Consiglio e degli altri ministri senza portafoglio. Alla fine, come si vede da questo articolo, c’è stato lo scatto e i nomi sono stati pubblicati (nonostante in molti casi sia impossibile ad oggi conoscere la retribuzione poiché i decreti risultano inspiegabilmente ancora in corso di registrazione). Non è tutto oro quello che luccica, però.

Se infatti a Palazzo Chigi si può dire che la trasparenza ha prevalso, in tanti e tanti ministeri si brancola ancora letteralmente nel buio. A eccezion fatta dell’Ambiente (dove per la verità, non essendo cambiato ministro, giocoforza non c’era nessuno da nominare e dunque niente da rinnovare), solo i dicasteri retti da Dario Franceschini (Beni Culturali, nella foto), Luigi Di Maio (Esteri) e Teresa Bellanova (Politiche agricole) hanno già pubblicato i nomi dei nuovi consulenti. Piccolissimo passo in avanti anche all’Interno dove è noto il nome dell’assistente del sottosegretario Carlo Sibilia (ma anche qui: Sibilia era già in carica col Governo gialloverde). Per il resto tutto tace.

Ovviamente sappiamo bene che non è responsabilità diretta dei ministri o dei sottosegretari, quanto dei burocrati e dei tecnici che regolano la vita dei singoli dicasteri. Ma, forse, sarebbe ora che qualcuno richieda a chi di dovere una dovuta e rigorosa trasparenza. Anche sul fronte ministeriale, peraltro, i pochi nomi che sono usciti rendono conto di una rete di fedelissimi non banale. Se, come raccontava L’Espresso, il super-staff di Di Maio costa il doppio di quello dei suoi predecessori, sono interessanti anche i nomi dei collaboratori di Teresa Bellanova. In questo caso è stata proprio La Notizia a parlarne per prima. Esattamente come nel caso oggi della Bonetti ricorrono persone legate a Italia Viva e a Renzi. A cominciare Alessio De Giorgi, oggi social media manager della Bellanova, in passato di Renzi.