Dalla Pisana agli affari mafiosi. Ex consigliera sorvegliata speciale. Applicata la misura di prevenzione a Gina Cetrone. Fino a gennaio era coordinatrice di Cambiamo a Latina

di Clemente Pistilli
Cronaca
CETRONE GINA

Da consigliera regionale a sorvegliata speciale, da astro nascente del centrodestra pontino a soggetto ritenuto un pericolo per la sicurezza pubblica. Una triste parabola quella compiuta da Gina Cetrone (nella foto), imputata davanti al Tribunale di Latina in un processo scaturito dalle indagini della Dda di Roma sul clan Di Silvio, considerato un’associazione per delinquere di stampo mafioso, e da ieri sottoposta alla misura di prevenzione con tanto di obbligo di soggiorno nel Comune di residenza per un anno. Un provvedimento preso dal Tribunale di Roma nei confronti della 49enne e dell’ex marito, Umberto Pagliaroli.

LE INDAGINI. L’Anticrimine ha compiuto degli approfondimenti sulla ex consigliera regionale dopo che la Cetrone, l’ex marito, Armando, Gianluca e Samuele Di Silvio sono stati arrestati nel gennaio scorso, nell’ambito dell’inchiesta denominata “Scheggia”. Secondo la Dda, la Cetrone avrebbe commissionato estorsioni al clan di origine nomade e lo avrebbe ingaggiato per la campagna elettorale in cui, nel 2016, era impegnata a Terracina, quando si era candidata a sindaco e poi aveva deciso di appoggiare l’aspirante primo cittadino di Forza Italia, battuto al ballottaggio dall’attuale eurodeputato di Fratelli d’Italia, Nicola Procaccini.

“Il Tribunale di Roma – sottolinea la questura di Latina ha confermato la gravità delle condotte poste in essere dalla Cetrone e dal Pagliaroli, consistenti nell’intimidazione commessa ai danni di un imprenditore in evidente stato di difficoltà ed il patto con esponenti di un gruppo criminale per la gestione della campagna elettorale e la disinvoltura da essi dimostrata nell’avvalersi di personaggi pericolosi per il raggiungimento dei propri obiettivi, indicativi di un pericolo attuale e concreto di reiterazione”.

LA CARRIERA. L’ex consigliera regionale, nel 2009, si candidò alle elezioni provinciali con il Pdl e ottenne poi dal presidente della Provincia di Latina, Armando Cusani, all’epoca esponente di FI e poi a sua volta arrestato per una storia di corruzione e appalti pilotati, la delega alla valorizzazione dei prodotti locali. Nel 2010 il grande salto nella politica che conta, con l’ingresso in consiglio regionale dopo essere stata inserita nel listino della governatrice Renata Polverini. Crollata la giunta sotto i colpi degli scandali della rimborsopoli, senza perdersi d’animo la Cetrone si candidò con Fratelli d’Italia a sostegno dell’aspirante governatore Francesco Storace, a cui però non riuscì il bis e venne sconfitto da Nicola Zingaretti.

La ex consigliera proseguì quindi il suo impegno nell’ambito del centrodestra, fino alle elezioni del 2016 a Terracina, finite poi al centro dell’inchiesta antimafia, e anche oltre. Nel 2018 sembrava quasi cosa fatta una sua candidatura alle politiche con la Lega. L’ex consigliera presenziò ad alcuni appuntamenti insieme all’ex sottosegretario Claudio Durigon e all’eurodeputato Matteo Adinolfi. Ma la candidatura poi non arrivò e la Cetrone abbracciò la causa di Cambiamo con Toti, diventando coordinatrice provinciale del partito. Un’esperienza quest’ultima interrotta dall’arresto nel gennaio scorso. Ma la Cetrone non molla. E ieri ha scritto sulla sua pagina Facebook: “L’influenza della #politicanza e della #magistraturanza sta impoverendo il Paese e togliendo la dignità ad ogni libero ed onesto cittadino, facendo crescere invece pandemia di delinquenti a propria immagine e somiglianza!”.