Dalla Sogei al 5G, Italia in down. Il migliore Colao rimedia solo flop. Terminali del Fisco in tilt. E nulla su Cloud di Stato e Rete Unica

VITTORIO COLAO
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L’Italia è in down. Il blocco dei portali web di Sogei, che mercoledì scorso ha mandato in tilt i sistemi informatici del Fisco e creato una valanga di disagi, è la punta dell’iceberg di un Paese in forte ritardo sul fronte tecnologico e digitale, in cui alle tante promesse non sono seguiti i fatti. Dal 5G al cloud di Stato sono troppi i traguardi che dovevano essere varcati e che sono spariti dai radar. Un flop per il ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale, Vittorio Colao, che doveva essere migliore tra i migliori.

Il ministro per l’innovazione tecnologica Colao doveva essere migliore tra i migliori.

Il blocco dei portali Sogei, secondo il distributore di energia elettrica Areti, è stato causato da un “buco di tensione” che ha interessato la rete elettrica che alimenta le utenze della zona Cecchignola. “Si tratta di fenomeni transitori della durata di frazioni di secondo, che rientrano tra i disturbi ammessi sulla rete elettrica di distribuzione”, fanno sapere. Ma tali da creare il panico tra i contribuenti italiani e da costringere l’Agenzia delle entrate a mettere a punto un rinvio dei termini di prescrizione ed adempimento fiscali.

“Provvederemo – ha assicurato l’Agenzia – a emanare un provvedimento di irregolare funzionamento degli uffici non appena Sogei avrà provveduto alla riattivazione dei servizi e dei collegamenti”, aggiungendo che la norma prevede, qualora gli uffici finanziari non siano in grado di funzionare regolarmente a causa di eventi di carattere eccezionale, non riconducibili a disfunzioni organizzative dell’Amministrazione finanziaria stessa, i termini di prescrizione e di decadenza nonché quelli di adempimento di obbligazioni e di formalità previsti dalle norme riguardanti le imposte e le tasse a favore dell’erario, scadenti durante il periodo di mancato o irregolare funzionamento, sono prorogati con l’apposito provvedimento pubblicato sul sito dell’Agenzia.

Un incidente che non è isolato, ma rientra in un problema ben più ampio, relativo all’arretratezza sul fronte tecnologico e digitale del Paese. Non si parla infatti più di 5G e non è chiaro cosa accadrà con la Rete Unica di cui dovrebbe occuparsi Cassa depositi e prestiti. Nebbia fitta pure sul Cloud di Stato, per cui la senatrice pentastellata Maria Laura Mantovani ha anche presentato un’interrogazione, sottolineando che occorre massima trasparenza e chiarezza di visione sulla gara da 723 milioni di euro relativa al cloud, investimento fondamentale del Pnrr per la costruzione del cosiddetto Polo strategico nazionale.

E come se non bastasse ancora brucia la ferita dell’estate scorsa, quando quello che dovrebbe essere stato un attacco hacker ha mandato in tilt i sistemi informatici della Regione Lazio creando problemi alla stessa campagna vaccinale e alla gestione del Covid.

Davanti a tanti flop chiarimenti dal ministro Colao non arrivano. Anzi parla di successi. Mercoledì scorso, rispondendo a un’interrogazione alla Camera, ha assicurato che, per la valutazione delle offerte dei bandi di gara per le reti a banda ultra larga, “sono previsti specifici criteri per premiare soluzioni di rete che siano adeguatamente dimensionate e scalabili, con l’obiettivo di incentivare i partecipanti a fare offerte in cui la componente tecnologica, inclusa la fibra, sia di massima qualità e sicurezza”.

Di più: “I Piani sono pienamente coerenti con gli interessi nazionali e le normative in materia di tutela della sicurezza, e puntano a valorizzare le soluzioni di maggiore qualità tecnologica”. Sull’Italia in down nessun cenno.