Dall’ambiente alla povertà, le sfide del viaggio di Bergoglio in Africa. Con un messaggio chiaro: il terrore si alimenta dalla disperazione

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Più degli attentati il Papa fa sapere di temere le zanzare. Smorza così Bergoglio gli allarmi sulla possibilità di un attacco alla sua figura nel suo primo viaggio in Africa, su cui anche la Cia aveva sollevato preoccupazioni di una certa entità. Un viaggio iniziato dal Kenya, con il Pontefice sbarcato a Nairobi alle 14.40 di ieri ora italiana. “Mungu abariki Kenya! Che Dio benedica il Kenya!”, ha cinguettato Francesco via Twitter. IL TEMA DEL MOMENTO “Violenza, conflitto e terrorismo si alimentano con paura e disperazione che nascono da povertà e frustrazione”, ha affermato Francesco. Poi, rivolgendosi al presidente del Kenya, Uhuru Kenyatta e ai diplomatici, il Papa ha indicato la strada da seguire:  “La lotta contro questi nemici della pace e della prosperità deve essere portata avanti da uomini e donne che, senza paura, credono nei grandi valori spirituali e politici che hanno ispirato la nascita del Kenya.Fintanto che le nostre società sperimenteranno le divisioni, siano esse etniche, religiose o economiche tutti gli uomini e le donne di buona volontà sono chiamati a operare per la riconciliazione e la pace, per il perdono e la guarigione dei cuori”. Un fiume in piena Papa Francesco che sul tema dell’integrazione e dell’accoglienza ha sottolineato che “Nell’opera di costruzione di un solido ordine democratico, di rafforzamento della coesione e dell’integrazione, della tolleranza e del rispetto per gli altri il perseguimento del bene comune deve essere un obiettivo primario”. PIATTO RICCO Nella sei giorni del Papa ci sarà spazio per tanti temi. Dal degrado climatico agli sprechi, passando per la corruzione, le migrazioni e le guerre che dilagano nel continente nero. Temi che non sono slegati ma legati l’uno all’altro da un filo conduttore secondo quanto spiegato da Bergoglio. Oggi il viaggio del Papa proseguirà all’agenzia delle Nazioni unite per l’ambiente a Nairobi. E c’è da star sicuri che il Papa stuzzicherà la platea sulla conferenza di Parigi sul clima (Cop21) che si svolgerà dal 30 novembre all’11 dicembre. Un tema cruciale per i territori africani, troppo spesso sfruttati e, poi, abbandonati al loro destino. MOVIMENTI BLINDATI Il viaggio toccherà poi Uganda e Repubblica Centrafricana dove da anni è in atto una guerra civile pervasa anche da un conflitto in parte religioso tra cristiani e musulmani. Ed a proprio lì, a Bangui (la capitale), che il Papa dovrebbe aprire la prima porta santa del Giubileo della Misericordia. Il condizionale è d’obbligo perché, trattandosi di una tappa ritenuta a forte rischio, fino all’ultimo potrebbe subire dei cambiamenti di programma.Il Papa nel suo viaggio non indosserà giubbotti antiproiettili né viaggerà su auto blindate. Ma che l’attenzione sia altissima lo testimonia il dispiegamento di forze di sicurezza. Nei tre Paesi che Bergoglio visiterà è previsto un impiego di 25 agenti.

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di Gaetano Pedullà

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