Dalle urne la risposta a Casaleggio e Di Battista. Il successo dell’intesa con i dem frena i venti di scissione nel Movimento

di Carmine Gazzanni
Politica

I telefoni dei parlamentari del Movimento nelle ultime ore sono bollenti. Si rincorrono telefonate, messaggi whatsapp, audio da sentire e inoltrare agli altri deputati e senatori. È l’emblema del caos. All’interno del Movimento col passare dei giorni e delle settimane si spera soltanto una cosa: che prima di subito venga indetta la data dei fatidici Stati Generali. Perché altrimenti, osa qualcuno tratteggiando uno scenario che seppur remoto non è oggi così impossibile, “rischiamo una scissione prima ancora del congresso”. A farlo pensare, al di là di voci di corridoio e rivelazioni a denti stretti di qualche senatore interpellato dal nostro giornale, è il post di domenica vergato da Davide Casaleggio e pubblico sul blog delle stelle.

Il messaggio è chiaro: “Qualunque cosa ci riserverà il futuro, questa idea di movimento proseguirà e si espanderà in ogni caso nei mille rivoli della comunità e Rousseau continuerà ad essere accanto a questa idea”. Che è come dire: se non dovessi continuare con i Cinque stelle, magari potrebbe nascere qualcosa di alternativo. E non è un caso – almeno nessuno lo pensa all’interno del Movimento – che il post di Casaleggio sia arrivato il giorno dopo l’ultimo attacco di Alessandro Di Battista all’alleanza dei Cinque stelle col Pd. A condensare quanto sta accadendo ci pensa un senatore del Movimento che sintetizza il caos degli ultimi giorni: “Se le stanno dando senza ragione”.

La domanda scottante, però, è: perché? La ragione, secondo tanti, va ritrovata nel fatto che sia Casaleggio che Di Battista hanno ben compreso di non avere più i numeri dalla loro: “È probabile che una fetta dell’elettorato sia dalla parte del capopopolo Dibba – spiega una fonte vicina ai Cinque stelle – ma tra i parlamentari i numeri sono sparuti”. Il punto è che, dopo il risultato referendario prima e poi dopo quello dei ballottaggi (leggi articoli in pagina) Luigi Di Maio si è ripreso interamente il Movimento, dimostrando come la linea da lui tracciata di un’alleanza strutturata e stabile con il Pd può dare importanti risultati nell’opposizione alle destre populiste e sovraniste.

Di Battista e Casaleggio, invece, sono per il ritorno alle origini: “il Movimento – vanno ripetendo – deve tornare ad essere identitario”. Un’idea, però, che non raccoglie più consensi. E così, come accade in qualsiasi campagna elettorale, chi rincorre ha necessità di alzare i toni, magari minacciando scissioni, rotture o parlando di un’eventuale addio, come nel caso di Di Battista. Chi ha avuto modo di confrontarsi con l’ex deputato, però, giura una cosa: “Dibba è una persona eccentrica e molto ambiziosa, certamente non uscirà dal Movimento per fondare un’altra forza che vale il 2%”, spiega un deputato alla seconda legislatura che ben conosce il soggetto. E allora? “Molto più facile che lavori per arrivare agli Stati Generali dove lo scontro sarà forte, deciso ma credo dopotutto leale”.

È lì, al congresso, ci sarà la resa dei conti. Ne sono consapevoli anche Di Maio e Roberto Fico che, forti dell’appoggio dei parlamentari e della maggioranza della base, per ora tacciono. Sapendo bene che per ora Giuseppe Conte deve restare in una posizione di terzietà ma che all’occorrenza può scendere in campo facendo valere il suo appeal (non solo tra i pentastellati). E consapevoli, soprattutto, che l’unica persona capace in questo momento di spostare consenso nella base è e resta Beppe Grillo. Che non è di certo dalla parte degli ex amici Dibba e Casaleggio.