Dall’Italia fondi al terrorismo. Nel 2015 bloccati 29 milioni. Secondo il Governo il rischio attentati è ancora alto

di Patrick Fazio
Primo piano

Nessuno ne parla più, ma ciò non vuol dire che il rischio attentati (anche) in Italia sia venuto meno. Se volessimo sintetizzare quanto detto in audizione alla commissione Affari costituzionali della Camera. da Marco Minniti, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega ai servizi segreti, potremmo dire questo. Perché è pur vero che “abbiamo un significativo ridimensionamento, quasi del 50%, delle fonti di finanziamento”, ma è altrettanto vero, ha sottolineato il sottosegretario, “ci sono prevedibili ragioni che tutto ciò possa comportare un ulteriore rafforzamento della capacità terroristica”. In altri termini, proprio in virtù della perdita di terreno e di finanziamenti, non è da sottovalutare un potenziale attacco terroristico, dato che “quando perde sul terreno, è lecito aspettarsi manifestazioni di presenza e potenza attraverso l’attività terroristica”.

PERICOLO CONCRETO – Il punto fondamentale della minaccia, secondo Minniti, sono i foreign fighters che tornano da Siria ad Iraq. “Quelli che tornano – ha sottolineato – vanno tenuti sotto controllo e non è facilissimo farlo 24 ore al giorno per Paesi che ne hanno diverse centinaia, noi abbiamo numeri minori e non sottovalutiamo neppure il più banale dei numerosissimi alert”. Un’idea di quale sia e di come si concretizzi la presenza dei foreign fighters in Italia, è data dalla relazione, depositata in questi giorni in Parlamento, da Pier Carlo Padoan, sulla “attività di prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo”. Scorrendo le 240 pagine del report emerge, ad esempio, che a giugno 2016 sono “circa un centinaio” i foreign fighters di ritorno dalla Siria e dall’Iran in Italia e che costituiscono una “minaccia potenziale”. Ma il dato più interessante è soprattutto quello relativo alle fonti del finanziamento del terrorismo in Italia. Secondo la relazione, parliamo finora principalmente di “auto finanziamento, intendendo con ciò che la fonte di finanziamento non proviene dall’estero”. E di cosa parliamo allora? Si può trattare, osserva il report, “di fondi di origine lecita”, come i salari o la liquidazione a seguito di dimissioni per seguire il jihad, oppure “fondi di origine illecita” (“piccoli furti, immigrazione clandestina, falsificazione documenti, false fatturazioni”).

SOLDI ALL’ESTERO – Se però difficilmente arrivano soldi dall’estero per finanziare il terorrismo in Italia, il processo inverso è molto più sviluppato. I numeri parlano chiaro: al 31 dicembre 2015 sono stati congelati circa 29,5 milioni di euro che sarebbero stati diretti verso zone a rischio terroristico perché fondi destinati a “soggetti inclusi nelle liste dei destinatari di sanzioni finanziarie internazionali”. Qualche esempio? Presto detto: sono stati congelati 19 milioni che sarebbero arrivati in Siria, 8,5 che sarebbero giunti in Iran. Senza dimenticare i 102mila euro destinati direttamente ad Al-Qaeda.