Davigo boccia i referendum della Lega. L’abolizione della Severino e le limitazioni alla custodia cautelare sono un errore

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Se verrà approvato il quesito sui limiti alla custodia cautelare nel referendum sulla giustizia proposto da Lega e Partito Radicale, nei casi di delitti commessi con minaccia e non con violenza fisica, “non si potrà tenere nessuno in carcere”, anche per i reati sessuali. Questo quanto rivelato, secondo fonti della minoranza all’agenzia Italpress, dal magistrato Piercamillo Davigo in audizione durante la commissione che ha dato l’ok proposta di deliberazione presentata dal centrodestra per la richiesta di indire il referendum da parte del Consiglio regionale della Liguria. Il leader di Autonomia & Indipendenza ribadisce lo stupore “che il referendum sia sostenuto da forze politiche che hanno fatto della sicurezza il proprio programma”. Questo perché, norma alla mano e sempre secondo il magistrato, i giudici non potranno incarcerare in maniera preventiva i delinquenti seriali e ciò “sarebbe un caso unico al mondo”.

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LA SEVERINO E LE ALTRE CRITICITÀ

Altro punto critico è l’abrogazione del decreto Severino. Si tratterebbe di “un caso unico al mondo” perché “a nessuno verrebbe in mente di candidare un condannato per mafia o terrorismo” prosegue Davigo nel suo intervento. Non solo. L’ex consigliere del Csm ha poi affrontato il tema del quesito referendario che punta a introdurre la possibilità di rivalersi direttamente sui magistrati. A suo dire ci sono “seri problemi di ammissibilità” tanto che in merito ha ricordato una precedente pronuncia della Corte costituzionale. Lo stesso ha poi concluso dicendo che, se il quesito fosse ammesso e approvato, la misura “spingerà i magistrati a stare lontano dai guai”.