Ddl Zan appeso a un filo. Modifiche al testo o Letta va a schiantarsi. L’ex premier difende la legge. Ma i cattolici non la voteranno

Ddl Zan Letta
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Ormai quello sul Ddl Zan è diventato un vero e proprio terreno di scontro non solo fra chi sostiene che vi sia stata un’ingerenza “inaccettabile” della Santa sede (leggi l’articolo) negli affari di uno Stato laico con un Parlamento sovrano e chi al contrario ritiene assolutamente legittimo l’intervento della segreteria di Stato Vaticana che ha invitato il legislatore a tenere conto anche delle esigenze della libertà di religione, insegnamento ed espressione: lo scontro è anche e soprattutto politico. Fra Pd e centrodestra da una parte (Lega soprattutto) e all’interno del Pd stesso.

Il segretario dem Enrico Letta ha ribadito anche ieri che la sua volontà è quella di “portare avanti con tutte le forze l’approdo a una norma di civiltà come il ddl Zan che crediamo, anzi, tardiva per un Paese come il nostro. Salvini chiede il confronto? Io non ho mai rifiutato il confronto e non lo rifiuterò nemmeno questa volta. Però – ha puntualizzato – diciamolo francamente, la Lega non ha nessuna voglia di modificare per migliorare questo testo, vuole soltanto affossarlo e lo ha detto fin dall’inizio: la cosa migliore è andare in Parlamento e poi ognuno si assumerà le proprie responsabilità”.

E proprio qui iniziano le dolenti note, che Letta, col suo atteggiamento ‘oltranzista’ non vede (o finge di non vedere): in Senato lo scoglio non sarà certo il voto del 6 luglio, sulla calendarizzazione del Ddl, la data da cerchiare in rosso è quella del 13 luglio, quando il provvedimento arriverà in Aula. Sulla carta, al netto dei franchi tiratori, ci sono 168 favorevoli e 151 contrari ma le cifre potrebbero invertirsi alla prova dello scrutinio segreto, che è sempre – la storia lo insegna – un terno al lotto, soprattutto in un partito come il Pd nato dalla fusione a freddo di due componenti, da una parte una sinistra che sui temi etici ha posizioni molto ‘laiciste’ e dall’altra l’area cattolica, ovviamente di segno opposto.

Fra i 38 senatori dem almeno 5 potrebbero essere i voti in dissenso dalle indicazioni del segretario, e poi, come ricordato da Matteo Renzi, la matematica non è un’opinione: “Suggerisco prudenza: se con il voto segreto va sotto su un emendamento, la legge rischia di essere affossata”, ha spiegato il leader di Iv ben conscio che fra i suoi 17 senatori, la maggior parte tentenna e ben 7 sembrerebbero decisi a votare contro. E ha ammonito: “Una legge serve, ma i promotori devono decidere se accettare alcune modifiche con una maggioranza ampia o rischiare a scrutinio segreto su questo testo”.

Inoltre, se granitica è la posizione di LeU, anche nelle file del M5s potrebbe esserci qualche sorpresa. Intanto il senatore leghista Andrea Ostellari, presidente della commissione Giustizia di Palazzo Madama ieri ha confermato che “I presidenti dei gruppi di maggioranza hanno risposto in maniera unanime alla richiesta di convocazione di un tavolo di confronto che si terrà come previsto, mercoledì prossimo” (leggi l’articolo).