Il ddl Zan oggi in Aula a Palazzo Madama. Se mancano i voti è solo colpa di Renzi. Con i 17 senatori Iv ci sono i numeri. Il rottamatore però ha altri piani

ddl Zan Renzi
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Chiedere a Matteo Renzi di giocare a carte scoperte sarebbe come chiedere un giocatore di poker di dichiarare il punto prima dell’ultima puntata. E la piega presa dal Ddl Zan (qui il testo), che oggi approda in Aula per la discussione sulle pregiudiziali di costituzionalità, non fa eccezione. L’ex premier, come è noto, prima ha lanciato il sasso e poi ha nascosto la mano, e provando a dare la colpa agli altri, “l’ostruzionismo da un lato e l’ideologismo dall’altro rischiano di far saltare il provvedimento”, è il suo refrain da giorni; ma se da una parte ha gioco facile visto il muro alzato dal segretario dem Enrico Letta di fronte alle richieste di mediazione, dall’altro è evidente che se Italia Viva con i suoi 17 senatori non si fosse sfilata, sulla carta i numeri per approvare la legge ci sarebbero.

A Palazzo Madama chi sta tenendo i conti con il pallottoliere non esclude che al momento del voto a scrutinio segreto sul ddl Zan, infatti, saranno diverse le defezioni nei vari schieramenti rispetto alla linea delle segretarie, in un senso o nell’altro: nel Pd e anche nel M5S si continua a parlare di 4-5 senatori dubbiosi ma anche in FI non mancano le voci di dissenso rispetto alla posizione dei vertici. “Spero sempre che ci sia un sussulto di saggezza. C’è ancora tempo”, prova a bluffare Renzi, che prenderà oggi la parola in Aula come farà anche il segretario della Lega Matteo Salvini che, parlando ieri a Lamezia Terme nel corso di un evento in piazza ha ancora una volta sottolineato che: “Ognuno è libero di amare chi vuole, ma mamma e papà non sono concetti superati, è il futuro. Lasciamo perdere il sesso per i bimbi di sei e sette anni, come ho sentito da qualcuno, anche su quello casomai devono decidere i genitori, domani (oggi, ndr) torno a Roma per questo”.

E ancora: “Una legge che lo stesso Santo Padre chiede di modificare. Da Renzi mi allontana un mondo, ma il problema non sono Salvini o Renzi, il problema sono le libertà un bene primario”. Al netto dei distinguo, è in ogni caso conclamato l’asse fra i due Matteo: Renzi ha rilanciato anche alla vigilia dell’approdo in aula del provvedimento il suo appello a Pd, M5s e Leu a dialogare con Lega e FI perché altrimenti “La legge non passa. Ma se allarghi la base parlamentare – ha insistito – la legge passa. La Lega chiede di cambiare due punti, se puoi approvarla insieme è meglio”.

E ieri, nel corso della presentazione a Napoli del suo libro “Controcorrente” ha ribadito che “Ci sono due punti: il gender e le scuole. Con un accordo, la legge Zan viene approvata rapidamente” ma “Se si va a scrutinio segreto, Calderoli viene e presenta mille emendamenti. La settimana prossima inizia la discussione, si fa ostruzionismo… Queste cose poi spiegale a Fedez… Non è semplice anche perché Fedez parla di cose che non conosce. Ma il problema non è mica Fedez, è chi ha eletto Fedez nuovo capo della sinistra”. Con chiara stoccata a Letta. Nulla di nuovo insomma.