De Gennaro, il boiardo che il sistema fece banchiere. L’ex poliziotto non ha i requisiti, ma il Mef lo piazza alla Popolare di Bari

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L’indiscrezione che girava da giorni era troppo indigeribile per essere confermata in pieno giorno, e così col favore delle tenebre il ministero dell’Economia e Finanze guidato dal Pd Roberto Gualtieri venerdì a tarda sera ha presentato la lista del nuovo Cda della Banca Popolare di Bari. E qui con sgomento per molti è saltato fuori come presidente l’allora capo della polizia durante le torture della scuola Diaz di Genova, Gianni De Gennaro. Una scelta che incorona le lobby di sempre, a partire dal solito Gianni Letta, e che manda al macero ogni promessa di discontinuità col passato, distribuendone la responsabilità prima di tutti sul Governo Conte e sui 5 Stelle, visto che c’è poco da attendersi invece dal Pd e dal potente partito del Mef, il ministero delle manine, come lo definì Beppe Grillo.

Inspiegabile il motivo per cui un boiardo come De Gennaro, 72 anni, sia beneficiato da ogni potere politico. Solo nell’ultimo giro di nomine era stato escluso dalla presidenza di Leonardo, dove ricopriva quel ruolo da sette anni. Ma al palo c’è rimasto pochissimo, e adesso si avvia verso una nuova giovinezza imparando da zero la professione di banchiere. Un po’ tardi secondo i regolamenti della Bce, che richiedono un preciso livello di competenza per il ruolo di presidente e consigliere di amministrazione di un istituto di credito. Competenze che Di Gennaro non può avere, essendosi sempre occupato di tutt’altro. Eppure tutto questo non è bastato a sconsigliare l’indicazione del Tesoro all’assemblea dei soci, cioè a se stesso, per far decollare una delle più grandi scommesse sul Sud.

La Popolare di Bari, nell’idea dei 5 Stelle, una volta salvata dal default grazie all’ultimo investimento di 900 milioni, dovrebbe diventare il braccio operativo del Medio Credito Centrale e fungere da Banca d’investimenti per le imprese del Mezzogiorno. Un compito specialistico, dove la politica meno entra e meglio è, lontanissimo dalla figura di un presidente come l’ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con Monti premier. Per questo la decisione di mandarlo a Bari ha quasi dell’assurdo, non meno però del silenzio del Movimento, che con nomine come queste non perde più la faccia ma direttamente l’anima.