De Luca travolto dal virus. Lo sceriffo ha perso la stella. Il governatore voleva chiudere la Campania ai lombardi. Ora è il resto d’Italia a guardarsi le spalle dalla sua regione

di Raffaella Malito
Politica

Imbraccia nuovamente il lanciafiamme Vincenzo De Luca. La Campania è osservata speciale. Anche ieri numeri allarmanti: 769 contagi da Covid (seconda solo alla Lombardia che conta 983 casi), 5 decessi e il numero più alto per ricoverati in terapia intensiva (63). E così se durante il periodo del lockdown De Luca, a fronte di un numero molto basso di contagi nella sua Regione, si batteva con le unghie e con i denti per tenere al riparo la Campania, ora la situazione appare rovesciata. E sono gli altri governatori a doversi guardare da De Luca.

Alla domanda se si prevedono limitazioni negli spostamenti tra le Regioni il ministro Francesco Boccia dice che nulla si può escludere. “Il Covid per De Luca è stata una fortuna politica e anche la gestione dei dati è stata fatta in maniera poco trasparente”, ha attaccato il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris. “In Campania da giugno c’è un aumento dei contagi progressivo e considerevole ma la comunicazione politica e istituzionale del presidente della Regione è stata di basso profilo, non ha emesso ordinanze restrittive e affermava che la situazione era sotto controllo. Poi come per magia dopo le elezioni regionali del 20 settembre è nuovamente iniziata la politica del lanciafiamme”.

E ieri l’affondo finale. De Magistris ha scritto a De Luca chiedendogli che tutti i dati, sull’andamento del virus, gli siano comunicati costantemente e in modo dettagliato. È comunque un dato di fatto che il confermato governatore dopo la sua rielezione abbia avviato una serie di misure restrittive. Inanellando un’ordinanza dopo l’altra con cui ha anticipato obblighi e divieti poi in parte decisi anche a livello nazionale. A partire dall’ordinanza del 24 settembre sull’obbligo dell’uso della mascherina all’aperto e quella del 29 settembre che contiene una prima stretta sulla movida.

Giovedì, poi, De Luca si è precipitato a chiedere alla Protezione civile la messa a disposizione nei tempi più rapidi possibili di personale medico e infermieristico volontario. E il commissario Domenico Arcuri gli ha prontamente inviato 150 ventilatori per i reparti di terapia intensiva e sub-intensiva. Ieri – nel giorno della sua proclamazione a governatore – De Luca è ritornato a vestire i panni dello sceriffo evocando quanto a livello nazionale si vuole scongiurare: un nuovo lockdown.

“L’obiettivo è avere un equilibrio tra nuovi positivi e guariti. Ma se abbiamo mille contagi e duecento guariti è lockdown. Se abbiamo un incremento ogni giorno di 800 nuovi positivi chiudiamo tutto. Non drammatizzo, faccio un calcolo numerico”. Un calcolo cioè vicino ai numeri di questi giorni. Non è sadismo, spiega, “si prenderanno tutte le decisioni necessarie, non le più comode, per tutelare la sicurezza delle nostre famiglie”. E manda un messaggio a Roma: “La mia opinione è che già oggi forse siamo al punto in cui dovremmo prendere decisioni drastiche. Ma attendiamo ancora, sappiamo che una nuova chiusura generale sarebbe una tragedia. Quando dovesse porsi il problema l’Italia sarà chiamata a decidere e tutti dovremo avere responsabilità grandi”.

Nei confronti della Campania, ha lamentato, c’è in atto una campagna di aggressione mediatica. La verità è che “abbiamo meno medici rispetto ad altre Regioni”. Se la prende con la Juventus: “Non sono arrivati i ringraziamenti alle Asl e al Napoli perché abbiamo evitato di contagiare Ronaldo. Se il Napoli fosse andato in allegria a Torino magari dopo una settimana c’era Ronaldo positivo, avremmo conquistato il titolo del New York Times per la gloria dell’Italia”. E infine non nomina de Magistris ma attacca: “E’ bene che i sindaci invece di perdere tempo a fare comparsate in tv si mettano a fare i sindaci. Volevo dire una cosa indirizzata a uno di loro ma sarei andato oltre il codice penale e me la risparmio”.