Dead line sul Patto del Nazareno

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di Lapo Mazzei

Diciamo la verità. Dopo aver fatto il giro completo della ruota è come se fossimo tornati al punto di partenza. Senza che nel mezzo, però, sia rimasto nulla. E allora sino ad oggi abbiamo scherzato? A registrare quel che avviene dentro e fuori i due principali partiti, Pd e Forza Italia, e prendere atto di quel che sta facendo il Movimento 5 Stelle sembrerebbe proprio di si. Riforma del Senato, Jobs Act, delega fiscale, per il momento possono aspettare. Sulla scena tiene banco il patto del Nazareno e lo scontro sulla legge elettorale. “Il patto del Nazareno non può essere fermato e rallentato perché qualcuno ha paura di fare le riforme”, ha ribadito nei giorni scorsi Matteo Renzi. “Sono convinta che siamo ad un passo dall’accordo. Purtroppo, non possiamo aspettare i tempi di Forza Italia. Spero che si chiariscano al loro interno e superino i loro dissidi”, ribadisce la ministra delle Rifome, Maria Elena Boschi. E quando la Boschi parla così significa che Renzi ha già alzato il ponte levatoio. Non a caso lo stallo, vero o presunto lo scopriremo solo domenica dato che quella è la dead line data dal premier a Berlusconi, sulla legge elettorale, dopo le prove tecniche’di accordo tra Pd e M5S su Consulta e Csm, continua a provocare strascichi.

ARIA DI ROTTURA
Pd e governo pungolano Berlusconi e Forza Italia è costretta a replicare a tono. “Se per qualche altra ragione il Pd ha deciso di interrompere il percorso condiviso delle riforme”, mette in chiaro Giovanni Toti, “lo dica apertamente e se ne assuma le responsabilità”. Vero è che, sempre stando alle voci interne a Forza Italia, Paolo Romani va sostenendo che “il Patto del Nazareno tiene, sicuramente. Come tutti gli accordi ha bisogno di approfondimenti e successivi assestamenti” e “blinda” Denis Verdini come “insostituibile, vist i suoi rapporti personali con il presidente del Consiglio”, chiosa l’esponente azzurro. E allora, torniamo a Renzi. “Se qualcuno pensa di fare il temporeggiatore, noi diciamo che andiamo avanti anche da soli”, ha ribadito l’altra sera a Milano. “Noi dalla prossima settimana saremo in Parlamento a incardinare il testo della riforma elettorale”, sostiene il presidente del Consiglio rilanciando il guanto della sfida, “in Senato dopo la prima lettura alla Camera”. Anche se la presidente della commissione Affari Costituzionali di Palazzo Madama, la senatrice del Pd Anna Finocchiaro, si trincera dietro un diplomatico “mi auguro e spero che la prossima settimana si possa incardinare la riforma della legge elettorale se ci sono le condizioni e la volontà”.

VERSO IL VERTICE DI MAGGIORANZA
Intanto, il presidente del Consiglio non allenta la pressione sull’Ue e chiarisce che “non è la battaglia di Matteo Renzi contro un commissario o un presidente della Commissione, tutt’altro: è l’idea dell’Italia che porta l’orgoglio di una grande storia ai tavoli che contano”. Dato il quadro generale resta solo da collocare sul tavolo un tassello particolarmente significativo. Lunedì mattina a Palazzo Chigi ci sarà un vertice di maggioranza. Padroni di casa, Maria Elena Boschi e Luca Lotti. Non è certo, ma potrebbe anche decidere di fare un salto Matteo Renzi. E’ il menù del vertice, roba da prima Repubblica, convocato (salvo novità) per discutere di legge elettorale e riforme costituzionali su tutto, senza escludere altri temi “fuori sacco” come diritti, coppie di fatto, giustizia. Invitati ovviamente l’Ncd (che ha chiesto l’incontro) e poi gli altri piccoli della maggioranza. Il vertice cade proprio nel momento in cui il patto del Nazareno è sottoposto a un severo “tagliando” perché se si vogliono usare le parole di Renzi, “schricciola”. Se si preferisce la versione della Boschi, il patto “si è arrestato”. La sostanza, però, è la stessa e vede un Pd particolarmente dinamico sul terreno delle riforme. Tanto da portare gli alfaniani sull’orlo di una crisi di nervi, andati su tutte le furie. Per non parlare delle prospettive future, come ha spiegato il grillino Luigi di Maio: “Se il Pd usa il buon senso per argomenti che interessano la collettività, noi ci saremo. Il mio invito è: il nuovo capo dello Stato eleggiamolo con lo stesso metodo”. E sì, come si fa presto a cambiare verso quando serve….