Decreto Ristori bis al rush finale. Si allunga la lista degli interventi. Atteso oggi il via libera del Governo al provvedimento

di Raffaella Malito
Politica

Il decreto Ristori bis dovrebbe arrivare oggi sul tavolo del Consiglio dei ministri. Obiettivo è mettere in campo gli aiuti economici per le categorie più colpite dalle chiusure in contemporanea con l’entrata in vigore del Dpcm che divide l’Italia in tre zone in base al rischio Covid. Ma il condizionale è d’obbligo. Mettere a punto il provvedimento sta diventando un rebus perché occorre modulare gli aiuti in base alle differenziazioni territoriali che non sono fisse ma suscettibili di cambiamenti di settimana in settimana. Per questo l’idea cui si sta lavorando è quella di costituire un fondo da cui prelevare a seconda delle necessità che si presentano. Dentro questa cassa dovrebbero confluire risorse pari a 1,5-2 miliardi. Che arriveranno dal tesoretto di extra-deficit pari allo 0,1% ancora disponibile per arrivare al 10,8% già autorizzato dalle Camere.

E si ragiona anche sui risparmi che potrebbero arrivare dalla Cig. Ma per contrastare sul piano economico le restrizioni anti-Covid potrebbero servire molte più risorse. Da qui l’apertura del premier alla possibilità di fare nuovo deficit. Giuseppe Conte ha spiegato che “le risorse saranno adeguate, attorno a 1,5-2 miliardi. Gli stanziamenti ci sono, ma se serve saremo pronti a chiedere alle Camere un nuovo scostamento di bilancio”. La lista delle categorie beneficiarie non è ancora stata chiusa, e resta da definire anche il meccanismo per attribuire le percentuali di ristoro (che potrebbero arrivare al 200% per tutti quelli costretti alla chiusura totale). In pole tra i codici Ateco che potrebbero essere ammessi alla nuova tranche di contributi a fondo perduto ci sono i musei ma anche i bus turistici.

La lista delle richieste è lunghissima: ci sono i circoli Arci e delle Acli che chiedono aiuti per il Terzo settore, le lavanderie industriali che lamentano l’esclusione, circa 100mila imprese tra pizzerie al taglio e rosticcerie (della ristorazione senza somministrazione). Ma non tutti rientreranno nella lista. In forse ci sono gli ambulanti delle fiere (su cui si sta ragionando), la filiera delle cerimonie, i gestori di zoo e bioparchi con gli animali. Ci sono poi i sindacati che chiedono indennità per altre categorie, dai cococo ai lavoratori domestici a chi lavora per artigiani e commercianti. Anche le associazioni di categoria, peraltro, lamentano l’esclusione dal fondo perduto. Sarà di nuovo l’Agenzia delle Entrate a gestire i contributi a fondo perduto, e a far arrivare sui conti correnti degli interessati bonifici in automatico. Questo però per quanti avevano già chiesto il primo contributo a fondo perduto. Gli altri dovranno inoltrare domanda.

L’impegno rimane quello di garantire ristori in due settimane (o entro la metà di dicembre a chi ancora deve fare richiesta). A tutti i nuovi settori coinvolti saranno garantiti anche il credito d’imposta sugli affitti, la sospensione del versamento dei contributi e la cancellazione della seconda rata Imu. Nell’immediato, quindi, si cercherà di coprire parte delle perdite di tutte le categorie interessate dalle misure restrittive, mentre per quelle toccate indirettamente (i fornitori della ristorazione, ad esempio, ma anche i fiorai o chi produce confetti penalizzati dal calo delle cerimonie) dovrebbero trovare ristoro da gennaio, quando diventerà operativo il fondo anti-Covid della manovra (4 miliardi destinati a salire). “Rifinanziamo congedi parentali e bonus asili nido ed estendiamo i contributi a fondo perduto, erogandoli direttamente sui conti correnti, anche ad alcune realtà che erano rimaste escluse dallo scorso decreto”, sintetizza il viceministro all’Economia Laura Castelli (nella foto). Per accelerare l’iter in Parlamento del ristori bis questo potrebbe confluire nel primo decreto ristori all’esame del Senato.

“Oggi entriamo in Consiglio dei ministri con un decreto ristori bis” ha confermato al Corriere il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. “Ci siamo resi conto – ha continuato – che i ristori già liquidati, i contributi a fondo perduto erano modesti, li abbiamo moltiplicati. Serve liquidità, ce ne rendiamo perfettamente conto. Siamo costretti a rallentare questa corsa ma vogliamo che questa limitazione sia quanto più contenuta possibile nello spazio temporale. Se non intervenissimo questo treno ci arriverebbe addosso. Con questo piano che stiamo perseguendo confidiamo che le misure siano limitate a qualche settimana. Possiamo affrontare le settimane che ci aspettano con un margine di serenità. Credo che far ripartire i consumi sotto Natale – ha detto ancora il premier – sia più utile per l’intera economia nazionale, per tutti”.