Non possiamo sceglierci nemmeno la scuola / 7 Decreto scuola a senso unico. Zero fondi per il sistema paritario

di Vittorio Pezzuto
Scuola

di Vittorio Pezzuto

Ventiquattro ore dopo la sua approvazione, il testo del decreto Carrozza sulla scuola non era ancora disponibile perché ancora in fase di redazione e limatura in sede tecnica. Una brutta prassi, che spesso fa annunciare ai ministri contenuti che poi spariscono nella versione definitiva. Questa volta però siamo già in grado di confermare la cancellazione dell’articolo 14 dedicato alle scuole paritarie. I suoi primi due commi erano stati pensati per arginare il diffondersi dei cosiddetti diplomifici, istituti privati paritari che spesso si presentano come una piramide rovesciata (ai pochi studenti nelle prime classi corrisponde spesso un numero esagerato di ragazzi che frequentano l’ultimo anno). Era stato infatti fissato un tetto minimo di almeno 8 alunni per classe così come un inasprimento delle norme sulla tenuta degli esami finali di idoneità, prevedendo la loro tenuta nel Comune di residenza dello studente. Misure che sono state ritirate in sede collegiale a causa della contrarietà del centrodestra. «Sia chiaro, anche noi condividiamo la lotta ai diplomifici – ci conferma la deputata Pdl Elena Centemero – ma stabilire un minimo di alunni per classe avrebbe danneggiato ulteriormente ottime scuole paritarie che spesso partono con 5-6 alunni vista la difficoltà delle famiglie a pagare le rette. E si sarebbe impedito a molti ragazzi di tenere l’esame finale nella loro scuola, visto che spesso – a causa del loro numero ristretto – sono costretti a frequentarne una nella provincia». Non vi era invece alcun contrasto politico sul terzo e quarto comma dell’articolo 14 del decreto, che stabilivano l’esenzione dall’Imu e dalla Tares per gli edifici utilizzati dalle istituzioni scolastiche paritarie gestite dalle Onlus (un fenomeno ristretto, gestito generalmente da cooperative di genitori). Semplicemente sono stati spazzati via dalla Ragioneria dello Stato per assenza di copertura finanziaria. «Più che delle larghe intese, questo è il governo delle scarse risorse» commenta ancora la responsabile Scuola del Pdl. «Pur contenendo elementi positivi come il completamento dell’anagrafe scolastica (pre-requisito essenziale per l’accesso ai fondi comunitari) – aggiunge – questo decreto si limita purtroppo a interventi circoscritti mentre il grosso dell’intervento riguarda l’ennesima stabilizzazione di insegnanti precari. Ancora una volta la scuola italiana sembra concepita più per garantire il presente del corpo docente che non il futuro degli studenti».