Def a colpi d’ascia

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dalla Redazione

Tagli per 6,6 milioni di euro, più 80 euro in busta paga per i lavoratori che guadagnano fino a 1.500 euro. A confermare questo scenario è il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, in vista del Consiglio dei ministri di questo pomeriggio. E Renzi assicura: le coperture “ci sono dal primo giorno, siete voi che siete preoccupati che non ci siano. Sono pronte da venti giorni”. Lo ha sottolineato parlando con i giornalisti a margine degli stati generali della Salute, e ha aggiunto che con la riunione del governo sul Def convocata per le 18 “non faremo mezzanotte, finiremo giusto in tempo per i tg”. “E’ evidente – ha sottolineato ancora il premier – che la revisione della spesa va fatta, è una priorità. E in questa revisione della spesa il criterio chiave è che chi ha preso troppo deve restituire quello che ha avuto alle famiglie che sono sotto i 1500 euro al mese e che non ce la fanno più”.

“I tagli dovrebbero essere assolutamente confermati – ha spiegato anche Poletti, intervenendo alla “telefonata di Belpietro” -. Credo che gli elementi di fondo siano chiari: si lavora per ridurre la spesa e si per fare in modo che gli 80 euro ci siano. Questo mi pare fuori discussione”.

Nel Documento di economia e finanza, primo atto di politica economica per il tandem Renzi-Padoan, troveranno spazio le previsioni sulla crescita dell’Italia (dovrebbe essere +0,8% di Pil nel 2014) e sul deficit (non si dovrebbe avvicinare il 3% di rapporto sul Pil, ma limitarsi al 2,5-2,6%). Il Def è un testo programmatico, non una legge, che si ha sempre prestato il fianco a successive modifiche e smentite nei fatti. In questo caso, alle stime macroeconomiche e al Programma nazionale di riforma si affiancheranno
i temi degli sgravi fiscali e delle relative coperture.

Via libera dunque, stando alle rassicurazioni anche del sottosegretario Graziano Delrio, agli 80 euro in busta paga in forma di detrazioni Irpef: costeranno 6,6 miliardi. Per coprirli, la maggior parte delle risorse arriveranno dalla spending review sulla base della ricognizione del Commissario, Carlo Cottarelli: prima di Poletti qualcuno aveva parlato di 6 miliardi di tagli, ma a giudicare da quanto filtra dal Tesoro è più verosimile si arrivi a 5 (comunque sopra le attese). Nell’elenco delle sforbiciate vanno gli stipendi dei manager della Pa (saranno fissati a 239mila euro, come Napolitano), gli acquisti di beni e servizi (800 milioni di economie), mezzo miliardo alla difesa, i bilanci di Camera, Senato e altri organismi costituzionali, le risorse ad altri Enti autonomi. Probabile si rivedano gli incentivi alle imprese, mentre la tassazione sulle rendite finanziarie salirà al 26%.

Tornando alle parole di Poletti, il ministro ha affrontato anche il tema spinoso del mercato del lavoro in situazione disastrosa, con il tasso di disoccupazione recentemente fissato al record del 13%: “L’occupazione la creano l’economia e le imprese, se investono. Poi le regole aiutano”, ha detto Poletti. Il ministro ha difeso il lavoro suo e dell’esecutivo in materia di lavoro, che si esplica nel Jobs Act: “Stiamo facendo tutto ciò che è possibile per avere regole chiare, semplici, opportunità per imprenditori e lavoratori. E’ un lavoro complicato. Riportare tutto a una regolazione generale è complicato, ma lo faremo. Dal 1 maggio partiremo con la Garanzia giovani, che è la cosa più importante che stiamo facendo”.

In merito alle critiche di una parte del sindacato sul nuovo contratto a termine, inserito nel decreto che compone la prima gamba del Jobs Act, per il quale viene cancellata la causale, Poletti ritiene che con questa misura non si vada affatto a creare nuova precarietà: “E’ esattamente l’opposto – ha aggiunto – è semplice comprendere che non si tratta di precarizzazione, ma di una maggiore stabilizzazione”.