“Definire il ruolo di Conte nei 5S. Con lui il Movimento può ripartire”. Parla il consigliere regionale lombardo, De Rosa. Che si candida al Direttorio dei Cinque Stelle

MASSIMO DE ROSA
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Massimo De Rosa lei è capogruppo M5S in Regione Lombardia, uno dei pochi gruppi pentastellati a sembrare estraneo a scissioni e spaccature interne. È davvero come sembra?
“Sì. Il nostro gruppo, dove sia chiaro non mancano le differenze di opinioni, ha saputo restare unito. Credo che il merito vada attribuito, oltre che alla capacità dei singoli consiglieri, al modo in cui abbiamo deciso di impostare il nostro lavoro. Ognuno di noi si occupa di un territorio, ognuno di noi segue specifici temi portandoli avanti in Consiglio Regionale. Infine, credo che quanto accaduto, e continua ad accadere, in Lombardia a causa della pandemia, abbia imposto a tutti noi di concentrarsi esclusivamente sul lavoro, nell’interesse dei cittadini lombardi. Ciò che viviamo ogni giorno è troppo grande e importante, per consentire di disperdere energie in altro. Intendiamoci le discussioni su argomenti come la riorganizzazione interna sono importanti, ma non possono diventare tema dominante. Altrimenti abbiamo fallito ancor prima di cominciare”.

Un vero e proprio “Modello-Lombardia”. State pensando di proporlo in chiave nazionale nell’ottica di quel processo di cambiamento interno al Movimento?
“Lasciamo i modelli da esportare a quelli bravi e competenti. È evidente però come temi, struttura, organizzazione e autonomia decisionale dei territori debbano essere i pilastri sulla base dei quali il Movimento deve ripartire. È innegabile la necessità di una profonda riorganizzazione. Occorre trovare risposte a domande che ci trasciniamo da troppo tempo. Abbiamo raggiunto obiettivi definiti impossibili: anticorruzione, taglio dei privilegi, reddito di cittadinanza e, cosa più importante, abbiamo portato l’ambiente al centro. Ora dobbiamo chiederci su quali temi vogliamo incentrare la nostra azione politica da qui ai prossimi anni”.

Il gruppo lombardo si è espresso in maniera piuttosto critica rispetto all’ipotesi della segreteria a cinque?
“È vero riteniamo cinque persone insufficienti a rappresentare tutte le anime presenti nel Movimento. Rischiano di non trovare spazio le voci dei diversi territori e degli attivisti. Il pericolo di dare vita a un organo autoreferenziale inadatto all’ascolto della base è rilevante e, a mio avviso, non abbiamo più tempo per permetterci altri errori in questo senso”.

Ammesso e non concesso che le recenti aperture al ruolo di Conte, come capo politico del Movimento Cinque Stelle, non ribaltino un’altra volta il tavolo?
“È fondamentale definire il ruolo di Giuseppe Conte all’interno del Movimento Cinque Stelle. Conte è stato il primo presidente del Consiglio di cui i cittadini italiani della mia generazione hanno potuto andare fieri. Il primo ad aver cambiato, a favore dell’Italia, le regole del gioco in Europa. Tuttavia, l’importanza della centralità della sua figura non deve essere legata ai suoi evidenti successi, se ora l’Italia ha 209 miliardi da spendere per la ripartenza il merito è suo, quanto piuttosto alle sue qualità di uomo. Un presidente che ha sempre agito nel rispetto delle istituzioni, nonostante i tradimenti e le becere accuse al suo governo. Ho sempre pensato che l’uomo venga prima del politico. Certo trovo auspicabile che un’eventuale leadership di Giuseppe Conte debba nell’ordine: essere accolta prima dalla base, avvalersi di un organo decisionale collegiale e ripartire dai temi del Movimento”.

Quali temi?
“Innanzitutto, la definizione di specifici obiettivi. Legati a: sostenibilità ambientale, legalità e territorio. Dopodiché persone e ruoli definiti per responsabilità, se non funzionano si cambia. No posizioni di rendita. Infine, concentrarsi sulla struttura da dare al Movimento. Servono luoghi fisici di confronto sul territorio. Luoghi dove sia possibile dare ascolto alle istanze, ma soprattutto strumenti ai nostri attivisti e portavoce nei consigli comunali. Lo dico da anni, motivo per cui ho ricevuto anche parecchie critiche. La buona volontà degli inizi, gli sforzi dettati dalla passione hanno coperto questa enorme mancanza negli anni, ma lasciare l’organizzazione di una campagna elettorale all’improvvisazione o, nel migliore dei casi, alla buona volontà non è sufficiente soprattutto per tornare a vincere nei Comuni”.

Questo suona come un programma e lei parla come avesse intenzione di candidarsi a un ruolo all’interno del direttorio?
“Io sono sempre stato a disposizione di un Movimento dal quale ho ricevuto moltissimo. Ho sempre ritenuto si possa incidere di più quando si è parte di un qualcosa, piuttosto che quando si critica dall’esterno. Non mi interessano i ruoli o le cariche, quanto piuttosto essere presente dove davvero posso incidere e ottenere risultati per i cittadini. Penso di aver portato insistentemente la voce dei territori all’interno delle istituzioni, vorrei poter fare la stessa cosa all’interno del Movimento stesso. Quindi sì, in questo caso sarei disponibile a mettermi in gioco per il futuro del nostro Movimento”.

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