Delfini a Cinque Stelle: pronti Di Maio e Di Battista

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di Luca La Mantia

I geologi dicono che ogni terremoto prelude a una fase di assestamento. Certo ci vuole tempo, magari qualche mese, ma alla fine l’equilibrio si trova. Trasponendo questo assioma scientifico in campo politico si può dire che non tutto il male viene per nuocere: l’importante è sempre imparare dagli errori e rilanciarsi giocando le carte giuste. Di carte nel mazzo il Movimento 5 Stelle ne avrebbe tante, giovani pronti a prendere in mano le redini del partito per aprire una fase 2.0 (come piace dire a loro). Perché vai a vedere se il risultato delle Europee e l’ostinarsi di Grillo ad avere un dialogo con personaggi scomodi come Farage non finirà davvero con l’allontanamento del leader storico. Ecco, se una cosa del genere dovesse veramente avvenire chi sarebbe pronto a breve giro di ruota a sedersi sul trono pentastellato? I nomi non mancano ma solo due, in questo momento, sembrano avere i connotati del capo: Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista. Due ragazzi che in un anno e passa di parlamento si sono fatti le ossa e hanno capito, forse più di Grillo, come funziona l’ingranaggio politico. E non è un caso che entrambi si stiano spendendo in questi giorni per soffocare sul nascere ogni polemica e tenere unite le fila del movimento. Ognuno ha le sue peculiarità. Di Battista è più uomo da battaglia: parla, ci mette la faccia, fa comizi e interviene nei talk show televisivi. Di Maio, invece, è un personaggio meno appariscente ma ha mostrato più volte di avere le stigmate del leader. Come quando, la settimana scorsa, ha chiarito che una cosa è il M5S (formato da parlamentari e amministratori eletti) e un’altra sono Grillo e Casaleggio.

Popolarità online
Entrambi, poi, sembrano avere imparato a memoria la lezione dei fondatori sull’importanza della rete nelle moderne dinamiche politiche, specie quando bisogna catturare l’attenzione degli elettori più giovani. Lo dimostra il loro posizionamento sui social network, divenuti ormai il traino delle più recenti forme di dibattito pubblico. Guardiamo Di Maio, ad esempio, presente su tutte le nuove piattaforme di comunicazione. Su Twitter è tra i più popolari del Movimento 5 Stelle. Sinora ha infatti collezionato quasi 44mila follower e tweettato circa 1.500 volte. Numeri importanti per un ragazzo che fino o poco più di un anno fa era un illustre sconosciuto. L’apprezzamento del popolo di Twitter per Di Maio è dimostrato anche da un altro dato: i retweet, cioè il numero di condivisioni da parte di altri account di cinguettii postati da un determinato profilo. Ecco, gli ultimi duecento tweet del vicepresidente della Camera sono stati retweettati oltre 14mila volte. Questo significa che il ragazzo sa farsi apprezzare e far parlare tanto di sé. Anche su Facebook Di Maio sa farsi rispettare. La sua pagina fan ha totalizzato, infatti, 142.686 “mi piace” e quasi 74mila “ne parlano”. Dato, quest’ultimo, che riassume il volume di discussioni originato da una fan page. E Di Battista? Su Twitter latita (anche se il suo nome è taggato in una miriade di post) mentre su Facebook domina la scena arrivando quasi a doppiare la popolarità del collega di partito. I fan di Di Battista sono quasi 230mila e i “ne parlano” più di 126mila. Per i due virgulti pentastellati questi risultati hanno un significato ben preciso: un bacino elettorale potenziale di tutto rispetto e in continua crescita. La cura di Di Maio e Di Battista per la propria immagine personale è testimoniata anche dalla loro presenza su un’altra piattaforma fortemente autoreferenziale: Youtube. Entrambi hanno infatti un canale sul noto portale di condivisione video.

Outsider
Ma il M5S avrebbe anche altre carte da giocarsi per il dopo Grillo. Il più accreditato tra gli outsider è sicuramente Vito Crimi che ha mostrato più volte di essere uomo con il giusto pelo sullo stomaco e ha anche una discreta popolarità sui social media. Su di lui, però, pesa il dato anagrafico. Potrebbe tornare utile per gestire una fase di transizione ma niente di più. Stesso discorso per Roberta Lombardi e Nicola Morra che, tra l’altro, in rete hanno un seguito non eccellente. Vanno male invece i dissidenti. Tommaso Currò è stato il più critico nei confronti di Grillo dopo la sconfitta elettorale ma non sembra in grado, per il momento, di succedergli. Fra le altre cose ha una presenza in rete piuttosto scarsa, come testimoniano i soli 1.957 follower del suo profilo Twitter.