Dell’Utri, a volte ritornano

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di Leonardo Rafanelli

Le porte del carcere della Burla di Parma Marcello Dell’Utri le ha varcate in ambulanza. Scortato da due auto della Polizia penitenziaria, è entrato qualche minuto prima delle 16 a velocità sostenuta, evitando fotografi e giornalisti. Si sono concluse così le operazioni per il rientro dell’ex braccio destro di Berlusconi dopo l’estradizione dal Libano, dove si trovava da quasi tre mesi. Adesso lo attende una pena di 7 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa.

Il viaggio
Dell’Utri ha fatto il suo ingresso sul suolo italiano all’aeroporto di Fiumicino, dove è sceso alle 6 e 40 dopo un volo di 3 ore e mezzo. Un viaggio dove la parola d’ordine è stata “riservatezza”, tanto che a un certo punto, per proteggerlo dalla curiosità dei passeggeri e soprattutto dalle pressioni dei giornalisti, i funzionari dell’Interpol lo hanno fatto alzare per ripararlo dietro una tendina sul fondo dell’aereo. “Sto abbastanza bene e non ho niente da nascondere”, è stato il commento dell’ex senatore. A bordo anche la figlia Chiara, seduta venti file davanti al padre.
All’arrivo Dell’Utri è apparso provato, ma ha camminato senza problemi nel breve tragitto all’interno dell’aeroporto. In seguito, negli uffici della Polaria di Fiumicino, ufficiali e funzionari della Dia giunti da Palermo gli hanno notificato l’ordinanza di esecuzione della pena a 7 anni di reclusione: provvedimento emesso dalla Procura generale di Palermo subito dopo la sentenza della Cassazione con la quale è diventata definitiva la sua condanna. Negli stessi uffici, l’ex senatore è stato anche sottoposto a perquisizione, così come i suoi bagagli, e gli uomini della Dia gli hanno sequestrato telefoni cellulari, agende e una “consistente somma” di denaro.

Blindatissimo
Già dalle prime ore nel mattino, erano state allestite rilevanti misure di sicurezza nello scalo aereo della Capitale. Coinvolti numerosi agenti e funzionari della Polaria e personale della Dia di Palermo e dell’aeroporto di Fiumicino. Per sfuggire ai cronisti, l’ambulanza su cui è ripartito Marcello Dell’Utri si è mossa dal lato piste. E l’operazione per “difenderlo” dai microfoni e dagli obiettivi dei fotografi è durata quasi quattro ore, concludendosi con l’uscita da uno dei 18 varchi di sicurezza decentrati dall’aeroporto.

Il carcere dei boss
La decisione sul luogo in cui Dell’Utri dovrà adesso scontare la pena è legata alle sue condizioni di salute. Alcune settimane fa, infatti, è stato sottoposto a un intervento cardiaco, ed è necessario che il suo cuore possa essere monitorato con regolarità. Il penitenziario di Parma è dotato di un centro clinico all’avanguardia, in grado di assicurare all’ex senatore l’assistenza necessaria. Nella giornata di oggi, inoltre, non è esclusa la visita di uno o più parlamentari, ex colleghi di partito, proprio per sincerarsi del suo stato di salute.
Per il momento, comunque, la sistemazione in carcere è stata preferita al reparto detenuti dell’ospedale Maggiore di Parma. Quest’ultima struttura potrebbe però essere preallertata in qualsiasi momento nel caso in cui le condizioni di Dell’Utri dovessero peggiorare.
La struttura, oltre ad essere tra le più attrezzate sotto il profilo sanitario, è anche considerata di massima sicurezza. Ospita e ha ospitato, infatti, boss di primo piano della criminalità organizzata. Uno è Bernardo Provenzano, capo di Cosa Nostra, che prima di essere trasferito all’ospedale milanese San Paolo è rimasto detenuto al 41 bis proprio in via Burla. Da alcune settimane, inoltre, vi si trova recluso Totò Riina, altro storico esponente della mafia siciliana. E anche Carmelo Lo Bianco, boss indiscusso dell’omonimo clan operante nella città di Vibo Valentia, ha scontato la pena nel penitenziario di Parma.

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