Depositate le liste per le elezioni: tra impresentabili e soliti noti, c’è la vecchia Casta che non molla

Depositate le liste per le elezioni. Tra impresentabili e soliti noti, c’è la vecchia Casta che non molla. Unica eccezione i 5S

Dopo giorni di tribolazione, si chiude il puzzle delle liste elettorali. Una partita lunga, complessa e in cui non sono mancati, letteralmente in ogni partito, malumori e psicodrammi. Lo sanno bene soprattutto il Partito democratico, tra i primi a ufficializzare l’elenco dei propri candidati, e Forza Italia, uno degli ultimi, che sono senza dubbio le formazioni politiche che hanno incontrato i maggiori problemi.

Depositate le liste per le elezioni: tra impresentabili e soliti noti, c’è la vecchia Casta che non molla

Difficoltà anche per Fratelli d’Italia che pur avendo molte caselle a disposizione, ben più di quelle che servivano per riconfermare i suoi parlamentari uscenti, ha impiegato giorni per sciogliere il nodo delle liste in quanto ha dovuto costruire una classe dirigente affidabile ed esperta.

Il Movimento avvisa tutti, l’unica novità sono loro

In un panorama tanto stantio, le maggiori novità vengono dal Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte che per selezionare i propri candidati – a differenza di tutti gli altri partiti – ha dato la parola agli attivisti. Con la regola dei due mandati che è stata confermata, sono numerosi i volti nuovi all’interno delle liste pentastellate.

Due nomi su tutti sono quelli dell’ex pm anticamorra e procuratore nazionale Antimafia, Federico Cafiero De Raho, e l’ex magistrato, Roberto Scarpinato. La capogruppo al Senato Mariolina Castellone si ripresenta per palazzo Madama nel collegio Campania, mentre il ministro dell’Agricoltura Stefano Patuanelli in Friuli Venezia-Giulia. Alla Camera, l’ex sindaco di Torino Chiara Appendino corre per il collegio Piemonte 1 insieme al deputato uscente Luca Carabetta, mentre Vittoria Baldino, capogruppo in Commissione Affari costituzionali, si presenta in Calabria.

L’ex capogruppo del Movimento 5 Stelle al Senato Ettore Licheri e il presidente della Commissione Giustizia Mario Perantoni si presentano in Sardegna. Ad eccezione della sola Paola Taverna, la quale è stata esclusa per la regola dei due mandati, alle prossime elezioni correranno tutti gli attuali vicepresidenti del Movimento 5 Stelle: Michele Gubitosa correrà in Campania; Mario Turco in Puglia; Riccardo Ricciardi in Toscana e Alessandra Todde per la Camera in Sardegna.

Litigi e mal di pancia, il Pd non cambierà mai

A dir poco turbolenta la situazione nel Pd di Enrico Letta che per giorni ha lavorato a un elenco di candidature capace di accontentare tutti. Peccato che alla fine il risultato è stato diametralmente opposto visto che sulla testa del segretario dem sono piovute critiche a non finire tra cui hanno avuto grande risalto quelle di Monica Cirinnà, Alessia Marani e Patrizia Prestipino.

Ma il Pd è stato tormentato anche da casi mediatici come quello di Raffaele La Regina, scelto come candidato in Basilica ma che si è dovuto ritirare dopo che sono trapelate alcune sue dichiarazioni su Israele. Al suo posto, il segretario del Pd ha chiesto al sottosegretario con delega agli Affari Ue Enzo Amendola. Quel che è certo è che tra i nomi messi in cassaforte da Letta spiccano quelli del governatore del Lazio Nicola Zingaretti, della capogruppo Debora Serracchiani e dei ministri Dario Franceschini e Roberto Speranza. Tenteranno il bis anche il ministro Andrea Orlando, e l’ex ministra Paola De Micheli. Candidata anche la vicepresidente dell’Emilia Romagna Elly Schlein.

Confermato anche il virologo Andrea Crisanti mentre torna in campo l’ex segretario Gianni Cuperlo. Tra i paracadutati spicca Piero Fassino che non correrà nella sua regione ma in Veneto, mentre uno dei nomi che ha creato maggiori turbolenze è quello di Pierferdinando Casini candidato a Bologna.

Impegno civico in tilt e i sindaci scaricano Di Maio

Complicata anche la partita per i dimaiani. In virtù dell’accordo con il Pd, Luigi Di Maio ha il posto assicurato come anche altri ex pentastellati che correranno negli uninominali: l’ex ministro Vincenzo Spadafora, l’ex capogruppo M5S Davide Crippa. Diverso il discorso per Lucia Azzolina a cui è toccato il collegio di Siracusa che viene ritenuto difficile. Nessun uninominale per la viceministra dell’Economia, Laura Castelli, che correrà al proporzionale con le liste di Impegno civico.

Uninominale anche per Bruno Tabacci, mentre resta fuori il ministro Federico D’Incà. Ma la creatura di Di Maio e Tabacci nelle ultime ore ha scontato anche ulteriori problemi a partire dal fatto che è rimasta orfana dei sindaci che dovevano costituire l’asse portante del soggetto politico ma che, rimasti in un angolino, alla fine hanno preferito abbandonare Impegno civico.

Salvini lancia la Lega e punta all’usato sicuro

Nel Centrodestra, la Lega è stata la prima a presentare le liste. Una mossa, questa di Matteo Salvini, che è servita per mettere pressione agli alleati mettendo in risalto il suo ‘decisionismo’. Nei collegi uninominali della Camera inseriti tutti i sottosegretari uscenti ossia Federico Freni (nel Lazio), Vannia Gava (in Friuli Venezia Giulia), Nicola Molteni (in Lombardia), Tiziana Nisini (in Toscana) e Rossano Sasso (in Puglia).

In Veneto tocca al vicesegretario Lorenzo Fontana mentre per il vicesegretario Andrea Crippa c’è la Lombardia dove correrà anche il ministro uscente Giancarlo Giorgetti. Tra i candidati confermati anche Riccardo Molinari toccherà il Piemonte. Confermato nel Lazio il giudice Simonetta Matone. Candidati agli uninominali anche Edoardo Rixi in Liguria; Laura Ravetto e Stefano Candiani in Lombardia. Candidato anche Alberto Bagnai. Nomi di peso nel Lazio dove correranno Giulia Bongiorno e Claudio Durigon.

Meloni punta sui ritorni e blinda tutti i fedelissimi

Con le molte caselle a disposizione, è stato ben più facile il compito per Giorgia Meloni. Le punte di diamante sui cui punta Fratelli d’Italia vedono in prima fila tre ex ministri di peso, come Giulio Terzi di Sant’Agata, Giulio Tremonti e Antonio Guidi. Abbraccia la bandiera di Fratelli d’Italia anche l’ex presidente del Senato (e filosofo) ai tempi del Popolo della libertà, Marcello Pera.

Sempre da Forza Italia arriva anche il senatore uscente Lucio Malan mentre tra i volti nuovi – ma di peso – si segnalano l’ex magistrato Carlo Nordio che voci di corridoio danno già in corsa per il ministero della Giustizia. Confermate le candidature dei fedelissimi della Meloni, da Ignazio La Russa a Francesco Lollobrigida, fino a Raffaele Fitto e Fabio Rampelli.

Dalle liste spunta anche qualche ex come Roberto Menia, Antonio Guidi ed Eugenia Roccella, a cui si aggiungono altri nomi di spicco come quello dell’ex prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro e del governatore uscente della Sicilia, Nello Musumeci. Via libera anche al nome di Vittorio Sgarbi, espressione di ‘Noi moderati’, che è stato schierato all’uninominale di Bologna.

Tensioni in Forza Italia, molti gli azzurri scontenti

Che la situazione sia stata piuttosto turbolenta in Forza Italia lo si è capito dalle tensioni, in larga misura dovute all’impossibilità di ricandidare tutti i parlamentari uscenti, che hanno costretto Silvio Berlusconi ad ufficializzare la propria lista soltanto al fotofinish. E non sono mancate sorprese tanto che sfogliando l’elenco di candidati, tra gli azzurri è spuntata a sorpresa Rita Dalla Chiesa a cui è stato affidato un collegio blindato in Puglia. Sempre in Puglia correrà anche la fedelissima del Cavaliere, Licia Ronzulli, come anche il sottosegretario alla Giustizia, Francesco Paolo Sisto.

Dopo la sfortunata corsa a sindaco di Verona in cui non è arrivato neanche al ballottaggio, è stato ripescato Flavio Tosi che sarà il capolista per Forza Italia nel collegio plurinominale alla Camera di Verona. Spazio anche per la presidente del Senato, Maria Elisabetta Aleberti Casellati, che correrà all’uninominale in Basilicata mentre il patron della Lazio Claudio Lotito lo farà in Molise.

Salva anche Anna Maria Bernini. Tra i volti nuovi Valentina Vezzali, campionessa olimpica ma anche apprezzatissimo sottosegretario allo Sport. È rimasta senza un posto l’ex governatrice del Lazio Renata Polverini che ha rifiutato la candidatura ritenendola ingiusta.

Calenda guida il terzo polo. È l’armata Brancaleone

Colpi di scena a ripetizione, invece, nel cosiddetto terzo polo di Carlo Calenda e Matteo Renzi. Qui a farla da padrone è stato il leader di Azione che ha fatto e disfatto sia le alleanze che i patti. Oltre a schierare i pezzi da novanta del suo partito, in particolare i due ministri ed ex forzisti Mara Carfagna e Mariastella Gelmini, il leader del terzo polo ha scelto di puntare in Sicilia sull’ex alfaniano Giuseppe Castiglione.

Un politico di lungo corso che tuttavia è finito al centro della cronaca giudiziaria in quanto è tutt’ora a processo per la gestione del Cara di Mineo. Candidato anche l’ex governatore della Basilicata, Marcello Pittella, che proprio ieri è stato raggiunto in Azione dal fratello Gianni Pittella che ha rotto con il Pd. Sempre ieri è arrivata la conferma che il duo Calenda-Renzi ha dato il benservito all’ex sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, che non verrà candidato.

Una mossa a cui l’ex 5S ha risposto con durezza su Facebook in cui ha duramente criticato la gestione delle candidature da parte all’interno del terzo polo. Fuori dalla liste anche l’ex sindaco di Milano, Gabriele Albertini, che per giorni era dato come uno dei papabili candidati. Candidato, invece, Massimiliano Stellato, il consigliere regionale pugliese in rotta con il governatore dem Michele Emiliano. Sul fronte dei renziani confermata Maria Elena Boschi che sarà capolista in Calabria e dovrebbero avere il posto al sicuro anche le ex ministre Elena Bonetti e Teresa Bellanova.

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