Deposito dei rifiuti nucleari: la vera bomba è non farlo. Si avvicina la decisione sul sito nazionale. Rinviare farà diventare gli scarti un’emergenza

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La scommessa è da azzardo puro: realizzare in Italia un deposito nazionale dei rifiuti nucleari senza scatenare il panico o l’ennesima chiamata alle armi di black bloc, No Tav e antagonisti di mezzo mondo. In un Paese dove il fare scatena istintivamente proteste, opposizioni e ricorsi ai Tar, basta solo la parola nucleare per far scattare l’allarme rosso. Rinviare la decisione sul deposito è però la vera bomba, perché gli scarti delle vecchie centrali dismesse sono stoccati senza le prescrizioni di sicurezza che adotterebbe il nuovo deposito, esattamente come i rifiuti che produciamo giornalmente con le applicazioni di tipo sanitario e di ricerca. Oggi così abbiamo vere discariche radioattive, come a Statte (Taranto), senza che nessuno dica niente. Mentre la soluzione al problema è visibile persino a pochi passi da noi, come in Francia, nella campagna a nord di Parigi, dove l’Andra (società omologa della nostra Sogin) gestisce il deposito di rifiuti nucleari di Sulaneis-Dhuys.

VANTAGGI PER TUTTI
Una struttura immersa nel verde, tra pascoli e produzioni di vino famose nel mondo, dove i residenti hanno vinto la paura con la ragione. E incassato come a una lotteria. La regione offre infatti un servizio all’intero Paese, ospitando il deposito, e il Governo paga profumatamente l’affitto dell’area. Soldi che in un primo momento non avevano convito i residenti, tutti (nessuno escluso) contrari al progetto. Andra e il Governo hanno però dedicato tempo e risorse per spiegare porta a porta cosa si sarebbe fatto, quali standard di sicurezza sono oggi possibili e tutte le opportunità che il deposito avrebbe fornito al territorio. Ne è nata una scelta condivisa, sulla quale oggi è difficile trovare un solo oppositore nella sfera dei 21 Comuni più vicini al sito. E basta andare a visitarlo (l’ingresso è possibile a tutti) per capirne il motivo. Il deposito è infatti di una solidità impressionante. I rifiuti, che arrivano continuamente dentro fusti trasportati da camion, sono già stati trattati nelle centrali (la Francia ne ha 58) e inseriti con artigli meccanici dentro grandi quadrati di cemento, lunghi 60 metri e alti quanto due piani, studiati per resistere a tutto: dalla fuoriuscita di liquidi al possibile attentato terroristico.

A PROVA DI TUTTO
Una volta riempiti i quadrati vengono sigillati con altro cemento che li renderà impermeabili per almeno 300 anni. Quasi impossibile dunque trovare al mondo luoghi più sicuri e a prova di rischio ambientale. Nonostante questo la nostra Sogin ha voluto fare di più, e tenendo conto della natura vulcanica e sismica di gran parte del territorio nazionale ha previsto una ulteriore barriera di contenimento. Basterà a convincere gli abitanti di una delle zone che saranno individuate dal piano delle aree potenzialmente idonee a ospitare il deposito? L’unico modo per vincere le paure è informare, ha spiegato Fabio Chiaravalli, direttore del deposito nazionale italiano. Cultura del no permettendo.

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di Gaetano Pedullà

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