Deposito dei rifiuti radioattivi. C’è la mappa, ora tocca al Governo. Sogin ha trasmesso l’elenco dei potenziali siti al Mite. Ma restano dubbi sui tempi di realizzazione

Sogin ha trasmesso al Mite la proposta di Carta nazionale delle aree idonee ad ospitare il deposito nazionale per i rifiuti radioattivi

Se ne parlava da anni e finalmente Sogin ha trasmesso al ministero della Transizione Ecologica la proposta di Carta nazionale delle aree idonee (Cnai) ad ospitare il deposito nazionale per i rifiuti radioattivi e parco tecnologico (qui il focus), nel rispetto dei tempi previsti dalla legge, ossia nei 60 giorni dalla chiusura della consultazione pubblica.

Deposito dei rifiuti radioattivi. C’è la mappa, ora tocca al Governo. Sogin ha trasmesso l’elenco dei potenziali siti al Mite. Ma restano dubbi sui tempi di realizzazione

Rifiuti radioattivi, Sogin ha trasmesso l’elenco dei potenziali siti al Mite

“Dopo un lungo lavoro e tanta attesa, Sogin ha pubblicato la Carta Nazionale delle Aree Poten​zialmente Idonee per la realizzazione del Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi”, spiega l’ente sul proprio sito. La proposta di Carta Nazionale è di fatto “il primo passo di un percorso che porterà a individuare il sito dove realizzare il Deposito Nazionale e il Parco Tecnologico. Validata da ISIN e, successivamente, dai Ministeri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente, la pubblicazione della Carta apre ora la fase di consultazione pubblica”.

Ma di cosa parliamo nel dettaglio? La Cnai è stata elaborata da Sogin sulla base degli esiti della più grande consultazione pubblica finora svolta in Italia su un’infrastruttura strategica per il Paese, avviata il 5 gennaio 2021 con la pubblicazione della proposta di Carta nazionale delle aree potenzialmente Idonee (Cnapi) e conclusa il 14 gennaio scorso. La consultazione, gestita da Sogin nella massima trasparenza e completezza informativa, a cui hanno partecipato centinaia di soggetti direttamente interessati al progetto del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi e Parco Tecnologico, si è articolata in tre fasi.

Nella prima, durata sei mesi fino al 5 luglio 2021, Sogin ha raccolto oltre 300 osservazioni e proposte tecniche pervenute sulla Cnapi e sul progetto del Deposito Nazionale, da parte dei diversi soggetti interessati. A questa fase è seguito il seminario nazionale, svolto dal 7 settembre al 24 novembre 2021 e concluso il 15 dicembre 2021 con la pubblicazione degli atti conclusivi.

I lavori del Seminario si sono articolati in nove incontri, tutti trasmessi in diretta streaming. Oltre alle sedute plenarie di apertura e chiusura si sono tenute sette sessioni di lavoro, una nazionale e sei territoriali, che hanno interessato le regioni coinvolte dalla Cnapi: Piemonte, Toscana, Lazio, Puglia e Basilicata, Sicilia, Sardegna.

Ora la parola sul deposito nazionale passa proprio al ministero della Transizione ecologica

Ora la parola passa proprio al ministero della Transizione ecologica che, acquisito il parere tecnico dell’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (ISIN), dovrebbe approvare con proprio decreto la Carta, di concerto con il ministero delle Infrastrutture. Dopo l’approvazione del miTe, la mappa verrà pubblicata sui siti internet di Sogin, dei due ministeri e dell’Isin.

Da quel momento in poi sarà avviata la fase di concertazione, con l’obiettivo di raccogliere le manifestazioni di interesse, non vincolanti, a proseguire il percorso partecipato da parte delle Regioni e degli Enti locali nei cui territori ricadono le aree idonee. C’è però anche chi avanza dubbi, soprattutto sui tempi. Sulla base di quelli previsti dalla legge (da molti considerati ottimistici) saranno necessari poco meno di quattro anni, a partire dalla pubblicazione della Cnapi, per giungere all’autorizzazione unica che consentirà l’avvio della costruzione, presumibilmente dunque non prima del 2025, del deposito destinato allo smaltimento a titolo definitivo dei rifiuti radioattivi.

Ma per la costruzione e l’esercizio sono attualmente previsti circa 50 anni. Nel frattempo, bisogna anche mantenere in sicurezza strutture da smantellare. Insomma, siamo solo all’inizio.

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