Destra e Pd in panne sul Campidoglio. A parte la Raggi è caos Capitale. La ricandidatura di Virginia ha mandato in tilt i dem. Con lei in corsa la sinistra rischia seriamente il flop

VIRGINIA RAGGI
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La questione delle elezioni romane sta diventando sempre più un banco di prova nazionale, vuoi per la sua importanza intrinseca, Roma è pur sempre la Capitale d’Italia, vuoi per le conseguenze politiche che le scelte romane possono aprire. Il “laboratorio Roma” è sicuramente una cartina di tornasole di quello che accadrà successivamente sia per il centrodestra che per il centrosinistra. Virginia Raggi ha la benedizione dell’Elevato in persona, Beppe Grillo, e di Luigi Di Maio e quindi da questo punto di vista è blindata, anche se lei sente la necessità di chiedere una conferma con un voto su Rousseau.

Tuttavia su Roma si stanno accentrando troppi interessi per sottovalutare la situazione. Nicola Zingaretti ha dichiarato che non accetterà il suo nome e lo ha fatto in tempi di governo giallorosso, e se l’asse M5S-Pd rischia il naufragio a livello nazionale, a Roma è già abortito. Tuttavia il Pd non ha alcun serio candidato per la Capitale nonostante ieri Zinga abbia dichiarato di aver sondato l’ex ministro Roberto Gualtieri.

Ma quale big del Nazareno accetterà la sfida rischiando di finire terzo rimettendoci la faccia? Insomma, intestardirsi sulla linea anti-Raggi non porterà nulla di buono al Pd . Ma dall’altra parte, nel centrodestra, la situazione è ugualmente confusa e frastagliata. Giorgia Meloni aveva lanciato il suo candidato, uno sconosciuto, Andrea Abodi, presidente dell’Istituto del credito sportivo. Una mossa che ha spiazzato tutti, a cominciare dalla Lega di Matteo Salvini – che ha invece endorsato Guido Bertolaso – per arrivare a Maurizio Gasparri – non passa giorno senza un suo attacco alla Raggi – e a Forza Italia che non ha alcuna intenzione di appoggiare il candidato di FdI.

In effetti Gasparri un pensierino a fare il sindaco nella sua città lo deve aver fatto, ma Roma è feudo della Meloni che se a livello nazionale sta al 15% nella Città Eterna potrebbe ambire al 25%. Oltretutto, la stessa pasionaria di destra, solo a dicembre scorso aveva detto che in futuro potrebbe essere interessata a ricoprire il ruolo di prima donna di Roma. Poi ci sono gli outsider che si presenteranno non per vincere, ma per esistere.

Il primo è Carlo Calenda, ex Pd, che non riesce a dimenticare i bei giorni del potere e si è addirittura fatto un micro-partitino dal nome destrorso di Azione. Le sue probabilità di vittoria sono nulle, ma sottrarrebbe voti al Pd, soprattutto nell’area liberal, che in passato è stata molto forte in città. Vittorio Sgarbi si è da poco candidato. Il suo territorio di caccia è il centrodestra e in tempi di pandemia le sue prese di posizione negazioniste, no vax, no mask potrebbero giocare un ruolo nella parte meno culturalmente preparata ed anche nei territori dell’anarchismo di destra della Capitale. Insomma, sarebbe una sorta di anti-Calenda di cui compenserebbe l’azione.

Poi c’è un altro punto da valutare che finora non è stato ancora considerato. La tenuta dell’M5S dopo l’adesione al governo Draghi e la nascita in Parlamento di gruppi al Senato, con il simbolo di Italia dei Valori, e alla Camera, di L’Alternativa c’è. Si sentono fare i nomi di Alessandro Di Battista e di Antonio Di Pietro e questo potrebbe certamente incidere sulla performance elettorale dei Cinque Stelle, soprattutto ora che si parla anche di un possibile gruppo in formazione in Campidoglio con gli ex grillini. Se questa è la condizione al contorno si capisce facilmente come sia strategico che la Raggi sia supportata anche dal Partito democratico, altrimenti il rischio di cedere la città al centrodestra sarebbe concreto e non gioverebbe certo a Zingaretti intestarsi un simile disastro.