Detenuto in fin di vita, misura colma per il Colle

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di Sergio Castelli

Il limite della decenza è stato oltrepassato. Anche per il Quirinale. Perché dopo la richiesta di eutanasia da parte del detenuto Vincenzo Di Sarno, malato di cancro e fortemente debilitato, sulla questione è intervenuto anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha sottolineato la necessità di attivare, dinanzi alla magistratura di sorveglianza, la richiesta di sospensione dell’esecuzione della pena a causa delle condizioni di salute. Sarno è detenuto a Napoli nel carcere di Poggioreale perché condannato a 16 anni per omicidio. La prima domanda di grazia era stata presentata dalla madre del detenuto il 12 settembre 2013, mentre la condanna del figlio non era ancora definitiva e dunque non poteva in ogni caso essere oggetto di esame per l’eventuale provvedimento di clemenza. L’avvio dell’istruttoria su una successiva domanda è stato quindi possibile presso il Ministero della Giustizia soltanto dopo il 19 novembre 2013. Purtroppo le condizioni dello stato di salute di Sarno si sono ulteriormente aggravate tanto che nei giorni scorsi ha deciso di chiedere al presidente Napolitano la “dolce morte” piuttosto che finire i propri giorni dietro le sbarre. Nel frattempo, la Presidenza della Repubblica ha chiesto e ottenuto dal Dipartimento Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia la garanzia che le condizioni di salute di Vincenzo Di Sarno siano costantemente ed adeguatamente controllate.

Carceri inumane
Nonostante l’Europa ci continui a bacchettare per le condizioni prive di umanità della detenzione nei nostri penitenziari si continuano a segnalare casi limite. Viene lecito domandarsi come sia possibile che anche dinanzi alla malattia grave certe attenuanti non vengano tenute in debita considerazione. Perché Di Sarno, che da qualche tempo si trova al padiglione clinino San Paolo, negli ultimi mesi ha perso ben 60 chilogrammi. “Ringrazio il presidente Napolitano”, commenta la madre di Vincenzo, “spero non sia troppo tardi e che ora si faccia presto perchè non può attendere. Ho visto Vincenzo l’ultima volta venerdì. E’ arrivato al colloquio strisciando, è ridotto a un vegetale. Non c’è più tempo da perdere, siamo già in ritardo”. L’intervento di Napolitano apre nuovi spiragli, dopo che richieste di scarcerazione erano sempre state respinte dal Riesame. Forse, però, si poteva intervenire prima.