Di Battista furioso, sbatte la porta ma non rompe. L’ex deputato: “Un errore tornare con Matteo”. Poi precisa: niente scissioni

ALESSANDRO DI BATTISTA
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Alessandro Di Battista ci riprova (?). Dopo gli Stati Generali in cui sembrava che il suo dissenso forse rientrato, eccolo ricominciare ad attaccare il Movimento in un momento, per altro, assolutamente cruciale, in piena crisi di governo. E così mentre Crimi e Rosato aprono ad un Conte ter con Renzi, il movimentista insorge su Facebook: “Prendo atto che oggi la linea è cambiata. Io non ho cambiato opinione. Tornare a sedersi con Renzi significa commettere un grande errore politico e direi storico. L’ho sempre pensato e lo penso anche adesso. Se il Movimento dovesse tornare alla linea precedente io ci sono. Altrimenti arrivederci e grazie”. Naturalmente, nella sua migliore tradizione, solo un’ora dopo si è rimangiato tutto o quasi: “Né correnti né scissioni non sono da me”.

Un comportamento incomprensibile, futile, capriccioso, incostante che designa una grande immaturità non solo politica, ma ancor prima umana e che lascia confuso l’elettorato. Subito dopo il primo post di Di Battista si erano accodati prontamente altri come Nicola Morra che si è anche lui espresso contro il ritorno di Renzi e una ondivaga ex ministra come Barbara Lezzi che vuole fare la parola agli iscritti, dopo aver detto che avrebbe votato no a Renzi. E poi Raphael Raduzzi, un “sovranista” nemico storico di Crimi. Ora i malcapitati sono rimasti con il cerino in mano, visto il rapido dietrofront. In ogni caso, Di Battista sogna il voto perché è l’unico dei big che rientrerebbe di sicuro al prezzo però di riconsegnare il Paese alle Destre, prestandosi alle critiche di chi lo accusa di anteporre il proprio interesse a quello del Paese.

Una situazione, quella dell’ex deputato, che ormai ha lasciato la dimensione della semplice e se vogliamo fisiologica contestazione interna per giungere a forme di vero e proprio ostruzionismo. Di Battista sembra non aver capito che la cifra della politica è ben diversa da quella dell’opposizione in cui lui è cresciuto. Il governo, la maggioranza, è fatta di mediazioni continue perché questo, in definitiva, è il succo della democrazia. E soprattutto con la pandemia in atto e il piano vaccini in difficoltà ci risparmi i giochetti delle dichiarazioni con rapida smentita. E sarebbe il caso che ogni tanto Beppe Grillo chiedesse conto di questi “ruggiti del topo” che creano solo ulteriore confusione.

 

 

 

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