Di Battista offre a Grillo il calumet della pace. Dopo le randellate l’ex deputato depone l’ascia di guerra. L’attacco a Berlusconi e l’ok al Raggi bis ricompattano il M5S

di Giuseppe Vatinno
Politica

La diatriba tra Alessandro Di Battista e Beppe Grillo aveva fatto scricchiolare la struttura portante del Movimento. L’ex parlamentare una decina di giorni fa aveva attaccato duro: Conte va bene ma occorre anche un salto di qualità e poi da noi ci vuole il Congresso, questo il senso del suo intervento che aveva fatto trafelare i vertici. E se Luigi Di Maio, come suo costume, prudentemente non ha preso posizione netta, Grillo, padre fondatore, non gliele aveva mandate a dire. E così il reatino aveva subito una solenne lavata di capelli, per di più pubblica, che aveva fatto temere il peggio e cioè una scissione della componente – diciamo così – sovranista legata ad un passato giallo-verde soprattutto di alcuni ministri non riconfermati. Insomma si era messa male anche perché lo stesso DiBa – in un primo momento – aveva esternato un sostanziale “chi se ne frega se non ho le stesse idee di Grillo” e la lancetta dell’allerta si era pericolosamente impennata verso la zona rossa.

C’è da notare come una crisi nei Cinque Stelle non potrebbe non riflettersi immediatamente sul governo dati i numeri assai risicati che ha la maggioranza al Senato. Tuttavia negli ultimi giorni la situazione è nuovamente cambiata. Vuoi perché Di Battista ha capito che chi lascia la casa madre fa una brutta fine, fenomeno chiamato “effetto Fini”, vuoi perché le sue ire hanno trovato un proficuo nuovo (per modo di dire) bersaglio e cioè Silvio Berlusconi che avrebbe – a suo dire – finanziato direttamente la mafia, il blogger giramondo è tornato a più miti consigli e già da Andrea Scanzi su Accordi e disaccordi sul Nove, ha definito il padre fondatore come un “patriota d’Italia”. Il messaggio è stato forte e chiaro: non voglio attaccarti frontalmente, sei ancora la mia stella polare, mettiamoci d’accordo.

A quel punto Grillo ha taciuto acconsentendo e Di Battista tappato il pericolosissimo fronte interno si è rivolto nuovamente verso l’esterno con l’attacco di ieri a Berlusconi che è un modo per ricompattare il Movimento su un tema fondante, soprattutto dopo la proposta di farlo senatore a vita a seguito delle note intercettazioni telefoniche. Il rapporto tra Grillo e Di Battista ricorda – fatte le dovute proporzioni e gli inquadramenti storici – quello tra Benito Mussolini e Italo Balbo, l’unico – ricordiamolo- che era autorizzato a dare del “tu” al Duce. Poi si sa come è finita. Il 28 giugno 1940 il governatore della Libia fu abbattuto in volo dall’incrociatore italiano San Giorgio nel porto della città di Tobruch che lo aveva scambiato – si disse – per una caccia nemico. In ogni caso ieri Di Battista ha fatto intendere sui social che la nuova fase di attacco a Berlusconi è il suo pegno, il suo dono di pace a Grillo che dell’antiberlusconismo militante ha fatto una ragione fondante della sua visione del mondo.

Se si produce una nuova sintonia tra i due molte cose potrebbero cambiare nei Cinque Stelle che prima o poi il Congresso o gli Stati Generali – come si voglia chiamarlo – lo dovranno celebrare perché la nomina di Vito Crimi è a tempo. A quel punto Di Battista tornerebbe in gioco. Non per niente ha inviato anche un altro messaggio a Grillo-Di Maio: “Virginia (Raggi) è la candidata perfetta per Roma,” mettendo a tacere le voci di una sua possibile candidatura di fastidio. Come dire: io ci sono e ho fatto pace.