Di Maio ci prova sulla legge elettorale. Vuole abbassare la soglia del premio di maggioranza, sfidando la probabile incostituzionalità

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Il Movimento 5 Stelle prova a cambiare la legge elettorale per “vincere facile”. Così il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, sempre più leader in pectore, ha lanciato l’ipotesi di abbassare la soglia del premio di maggioranza al 35%, così da rendere possibile il successo pentastellato con il controllo del Parlamento. Dimenticato, però, che molti costituzionalisti si sono già espressa su questa soglia, dichiarandola quasi sicuramente incostituzionale perché attribuirebbe troppi parlamentari rispetto al consenso nel Paese.

“In commissione si può discutere di eventuali modifiche che ci vengano sottoposte come abbassare la soglia per il premio di governabilità. Per noi il Legalicum non è inscalfibile”, ha affermato l’esponente del M5S, in un’intervista al Corriere della Sera. Di Maio ha quindi sfidato Matteo Renzi: “La deve smettere di fare la politica dei due forni: ci dica se vuole fare una legge elettorale con Silvio Berlusconi per arrivare a un inciucio 2.0 o fare una legge seria”. Insomma c’è la disponibilità a trattare, ma dalla base della proposta grillina.

L’ipotesi è stata bocciata anche dal deputato di Scelta civica-Ala, Massimo Parisi: “La soglia del premio della leggeelettorale al 35%? Peccato che ipotesi del genere siano state bocciate dai costituzionalisti auditi alla Camera”. Anche Alfredo D’Attorre, parlamentare del Movimento democratico e progressista, ha mostrato le sue perplessità verso la proposta avanzata da Di Maio: “Si dovrebbe attribuire un premio di quasi il 20% dei seggi a un unico partito, con una distorsione della rappresentanza che la Corte ha già pesantemente censurato nelle precedenti sentenze. È incredibile che a ipotizzare un sistema del genere sia una forza che si è battuta contro l’Italicum e per il No al referendum”.

Sulla legge elettorale, dunque, la sfida è ancora tutta da giocare. L’appello del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha scosso i partiti, ma senza avviare un reale percorso verso l’intesa. Il Pd è tornato sulla questione con il capogruppo al Senato, Luigi Zanda, che ha fissato tre punti chiave per un testo condiviso: rappresentanza, governabilità, collegi uninominali e un ragionevole premio. Infine, dal presidente del gruppo Misto a Montecitorio, Pino Pisicchio, è arrivato un monito chiaro: “Se il Parlamento perde questa occasione per fare la sua legge, prepariamoci ad una deriva di tipo weimariano”.