Di Maio è caduto in disgrazia, i 5 Stelle ora vogliono un altro leader. Cresce il fronte per Davigo candidato

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Da leader in pectore a candidato in bilico. Il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio è inevitabilmente finito sul banco degli imputati dopo il brutto risultato del Movimento 5 Stelle alle Comunali. Anche perché, per inciso, è il responsabile enti locali: dovrebbe essere il punto di riferimento dei territori. Dove il M5S affonda. Il colpo più duro è stato inferto da Ferdinando Imposimato, presidente onorario aggiunto della Corte di Cassazione che i grillini avrebbero voluto mandare al Quirinale: “Di Maio non è capace”, ha sentenziato.  Nessuno si è sognato di tacciare di tradimento Imposimato, che ha sempre mantenuto un’autonomia di pensiero. Un trattamento diverso da quello riservato a Stefano Rodotà, prima venerato e poi scaricato dai pentastellati dopo qualche critica sulla strategia politica. Ora la situazione è cambiata, il Movimento ha acquisito più esperienza e soprattutto ha annusato l’odore del primato nei consensi, almeno nei sondaggi. Pure tra i parlamentari del M5S c’è chi ammette la necessità di portare “rispetto” verso il pensiero di Imposimato. E quindi fare una riflessione sul suo messaggio, che suona come un invito per il ritorno alle origini. Ed è questo il segnale di come stia prendendo quota la fazione che spinge per Piercamillo Davigo nel ruolo candidato del M5S alle prossime elezioni. Insomma, nel frattempo si lascia ancora Di Maio a fare da testa di ariete, salvo poi provare ad accantonarlo facendo ricorso a un nome di maggior peso.

Pensando al voto -Le Amministrative hanno frenato gli ardori di dialogo del Movimento 5 Stelle con gli altri partiti. È stata infatti archiviata ogni tentazione di confronto sulla legge elettorale: è impensabile rimettersi a trattare sulla riforma dopo il ko dell’11 giugno. “Abbiamo sbagliato a non aver fatto approvare il reddito di cittadinanza e forse aver parlato troppo della legge elettorale nelle ultime settimane”, ha commentato il deputato Alfonso Bonafede, che ha poi annunciato una linea più barricadera: “È venuto il momento di tornare a concentrarsi sulle battaglie con le quali il M5S si distingue dagli altri”. In questo clima tornare al voto non è più una priorità: meglio lasciare al Governo Gentiloni la patata bollente della prossima manovra. Per carità, la linea ufficiale non cambia: in ogni intervento sarà chiesto un ritorno alle urne “quanto prima”. Ma nei fatti l’estate servirà a una riorganizzazione complessiva, così a ottobre la nuova strategia sarà andata a regime, in modo che il 5 novembre, per le Regionali in Sicilia, la brutta pagina delle Comunali possa essere girata per volgere lo sguardo al nuovo anno. Con uno spirito diverso.

Forza Pizza – I parlamentari, seppure in privato, hanno riferito di fare il tifo per Federico Pizzarotti a Parma. “La sua vittoria al ballottaggio sarebbe la conferma della capacità di governo del Movimento, visto che ha risanato un Comune con un debito pesantissimo creato dai vecchi partiti”, ragiona in Transatlantico un deputato pentastellato. Certo, è stata volutamente omessa tutta la vicenda che ha portato al siluramento di “Capitan Pizza”, come lo sbeffeggiò una volta Beppe Grillo in un post sul blog. E viene anche tralasciata la dichiarazione del sindaco parmense: “Con il M5S non avrei raggiunto lo stesso risultato”. Il clima in generale, comunque, è quello di riconoscere dei meriti di Pizzarotti e il suggerimento, impartito in privata sede, agli attivisti di votarlo al secondo turno contro il candidato di centrosinistra, Paolo Scarpa. “Gli unici risultati positivi sono arrivati con i fuoriusciti, a Parma e Comacchio”, ha ammesso un altro parlamentare, pur puntualizzando di non aver alcun intento polemico: la sua è una pura constatazione di quanto accaduto. Che resta comunque dolorosa.