Di Maio lancia il Patriot Act Ue sull’immigrazione. Il ministro degli Esteri chiede più controlli europei alle frontiere

di Nicola Scuderi
Politica

“In meno di una settimana più di due attentati terroristici hanno sconvolto l’Europa. Sono stati colpiti Paesi con i quali condividiamo molto, tutto, anche i confini” e “ognuno di voi avrà pensato che avrebbero potuto colpire anche in Italia”. Non ci gira intorno il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, che su Facebook ha sottolineato come “il terrorista di Nizza era sbarcato a Lampedusa, gli attentatori austriaci hanno agito per uccidere. E hanno ucciso in modo violento, indiscriminato: donne, passanti, padri di famiglia. Ad accomunare queste bestie è l’odio verso la nostra società, verso il nostro modo di vivere e di essere liberi”.

Per questo “l’Unione europea deve alzare i suoi livelli di sicurezza, ma deve farlo anche il nostro Paese. Bisogna stringere i controlli nelle moschee con la collaborazione delle stesse comunità islamiche e dell’Islam moderato, che con rispetto ha sempre condannato questi atti. Dobbiamo alzare l’attenzione sui flussi migratori illegali come sta giustamente facendo il Viminale” perché “rappresentano un rischio, serve realismo”. Proprio quello che lo porta a scrivere anche che “se un Paese non ha le risorse per poter assistere allora non può accogliere, altrimenti l’esito è un’esasperazione dell’emarginazione sociale. Stiamo male noi e stanno male loro”.

Del resto, spiega Di Maio, “difendere i propri confini è il dovere di ogni Stato, oltre che un diritto” e sebbene “non vanno in alcun modo giustificati gli accenti utilizzati da qualcuno (anche in Italia) per fare spicciola campagna politica” è tempo per l’Italia e l’Europa di “guardare in faccia alla realtà”. Per questo il vertice della Farnesina ha chiesto a tutta l’Ue di adottare “un Patriot Act sul modello americano” in quanto “la sicurezza di uno Stato equivale alla sicurezza di tutti gli altri”. Una proposta che il ministro ha poi annunciato di voler portare al prossimo incontro con gli omologhi europei.

LE IMMANCABILI POLEMICHE. Parole sincere, pronunciate dopo l’attentato di Vienna, che immancabilmente hanno creato un vespaio di polemiche politiche. Le opposizioni, infatti, dopo esser saltate sulla sedia hanno protestato gridando allo scandalo perché, a loro dire, l’attuale governo avrebbe reso la vita facile agli scafisti. “Mentre Di Maio invoca la necessità di controllare i confini, il suo partito e il governo del quale fa parte fanno di tutto per spalancare le porte dell’Italia all’immigrazione clandestina di massa”, ha tuonato la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. Polemiche che sono arrivate fin dentro l’Aula della Camera e che sono definivitivamente divampate dopo l’intervento di Andrea Delmastro Delle Vedove che prima ha dichiarato di aver “sentito dire in quest’aula: Non ci faremo intimorire da chi odia la nostra libertà e la nostra civiltà”, e dopo ha precisato che “noi di Fratelli d’Italia vorremmo qualcosa di più.

Vorremmo sentir dire che dobbiamo difenderci perché la realtà è che siamo in guerra”. Peccato che, come precisa il deputato, “in commissione Esteri, come se nulla fosse accaduto, abbiamo iniziato l’esame di provvedimenti legislativi volti a reintrodurre la protezione umanitaria, norme di favore nei confronti delle Ong, cioè a disarticolare i decreti sicurezza”. Parole che hanno infuocato gli animi con i deputati di Fratelli d’Italia che hanno dato spettacolo prima rumoreggiando, dopo sollevando alcuni cartelli con su scritto “basta sbarchi” e che sono stati rimossi su richiesta del presidente della Camera, Roberto Fico.