Diamanti, cobalto e platino: un tesoro che fa gola. Molti gli interessi stranieri nel Paese in perenne guerra civile. Il Congo è ricco di miniere e garantisce affari d’oro legati all’informatizzazione e alle rinnovabili

Miniere Congo
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L’uccisione dell’ambasciatore italiano in Congo, Luca Attanasio, di un carabiniere di scorta, Vittorio Iacovacci, e dell’autista, destano profonda preoccupazione ed indignazione. L’attacco è avvenuto nell’ambito di una missione Onu per la stabilizzazione del Paese africano che è squassato da guerre civili. Una delle ipotesi al vaglio è che si sia trattato di un tentato rapimento finito male e c’è anche una rivendicazione del Fronte di Liberazione del Ruanda.

Ma gli italiani in Congo cosa ci stanno a fare? Per rispondere a questa difficile domanda ci dobbiamo chiedere di cosa sia ricco questo Paese posto al centro dell’Africa. E la risposta è che il Congo è ricco di diamanti, cobalto, nikel, carbone, bauxite, gesso, piombo, platino, cadmio, cromo e idrocarburi ed è in corso anche una attività investigativa della procura di Milano che vede coinvolta l’Eni.

Insomma questo stato africano è uno scrigno di materie prime, alcune molto preziose e ricercate, che muovono grandi interessi internazionali e grandi appetiti commerciali. Ecco perché il Congo è in uno stato perenne di guerra civile visto che i vari potentati locali mirano al controllo delle zone ricche di minerali preziosi, di diamanti e di petrolio. Questa situazione di fatto attira mercenari, imprenditori e faccendieri che spesso operano ai confini della legalità creando le condizioni per episodi cruenti.

Insomma, anche secondo la Farnesina non è certo un luogo sicuro anche se ci sono molti italiani in Congo che hanno attività commerciali pienamente legali e aiutano lo sviluppo di questa nazione così difficile e dal passato coloniale particolarmente marcato che ebbe nel Belgio il Paese europeo di riferimento e solo da poco il sovrano Filippo ha riconosciuto i crimini compiuti, al tempo del suo antenato Leopoldo II, al termine di un lungo processo di ripensamento critico.

Un altro elemento di attrazione per gli imprenditori italiani è quello dell’informatizzazione della pubblica amministrazione del Paese a cui la burocrazia corrotta si oppone con forza perché teme di perdere il proprio potere. Infine, il Congo è anche un luogo ovviamente molto assolato e quindi è il regno del solare fotovoltaico e termico. Anche questa possibilità ha attratto molte aziende energetiche in quadri governativi ed internazionali, come l’Onu e la stessa Unione Europea. Un Paese però che ora fa anche paura.