Dieci anni neri per la sanità. Tagliati 200 ospedali e 45mila letti. Ridotti anche medici (-6mila) e infermieri (-11 mila). Dal 2012 meno fondi per 37 miliardi di euro

di Carmine Gazzanni
Politica

È forse inevitabile che dinanzi ad una terribile emergenza come quella che stiamo vivendo e che macina centinaia di morti ogni giorno che passa, anche la comunicazione mainstream e quella istituzionale ricorrano alla retorica. Da più parti si sente dire che siamo in guerra, che il Servizio sanitario nazionale è tra i migliori al mondo, che i medici sono i veri guerrieri, che sono i nostri eroi. Resta una domanda: se realmente fossero i nostri eroi, chi di dovere non avrebbe dovuto abbandonarli per decenni, salvo poi ricordarsi di loro dinanzi all’emergenza. I numeri sono argomenti testardi e dinanzi a questi pure la retorica deve cedere il passo.

Basta confrontare, d’altronde, i dati dell’Annuario del Ssn del ministero della Salute relativo al 2007 e quelli dell’ultimo annuario pubblicato (l’anno scorso) relativo al 2017. La differenza è a dir poco clamorosa. Partiamo dagli ospedali. Nel 2007 il Servizio sanitario nazionale poteva contare su 1.197 strutture ospedaliere mentre nel 2017 sono scese a 1.000, quasi 200 ospedali in meno, il 16%. Che dire, ancora, degli ambulatori: se nel 2007 le “strutture per l’assistenza specialistica ambulatoriale” erano 9.820, dieci anni dopo si sono ridotti a 8.867: 953 in meno, il 10%.

IL CROLLO DEI POSTI LETTO. Ecco, dunque, che cominciano a prendere forma i miliardi tagliati nel corso degli anni: come rivela la Fondazione Gimbe (e com’è visibile dal grafico qui accanto) dal 2012 ad oggi i tagli sono stati pari a 37 miliardi di euro che, evidentemente, si sono tradotti in ospedali chiusi (anche se è bene precisare che nel 2017, rispetto al 2007, il Fondo è cresciuto di 15 miliardi di euro). Ma anche in posti letto in meno. Ed ancora il confronto con gli annuari 2007-2017 ad essere illuminante. Se prendiamo in mano i dati relativi ai “posti letto previsti nelle strutture di ricovero pubbliche e posti letto accreditati” ecco che scopriamo che nel 2007 si poteva contare su un totale di 259.476 posti letto; nel 2017 su 213.669, circa 45mila in meno (il 17%). E il calo – altro aspetto interessante – si registra in tutte le componenti del caso: nel day hospital, nel day surgery, nella degenza ordinaria e persino in quella a pagamento.

CURA FORMIGONI. Se entriamo nello specifico regionale, interessante anche il dato lombardo: nel 2007 il pubblico contava su 34.833 posti letto; dopo dieci anni ne sono stati persi circa 5mila (29.964). Ad essere salvato, di contro, è stato il privato: i posti letto delle aziende accreditate sono rimasti pressoché invariati, passando da 8.220 a 8.062. Un trend evidentemente non in linea con i tagli che invece sono stati fatto alla sanità pubblica. Cura Formigoni, verrebbe da dire.

LE TERAPIE INTENSIVE. A riguardo, però, è necessaria una precisazione doverosa. Contrariamente a quella che si possa pensare, nel cataclisma generale che in questo decennio di tagli si è abbattuto sulla sanità pubblica, ad essere salvaguardate sono state proprio le terapie intensive che sono aumentate: nel 2007 c’erano 4.392 posti letto di terapia intensiva mentre nel 2017 se ne registrano 5.090: 698 in più (il 16%) nel giro di dieci anni.

MANNAIA PURE SUL PERSONALE. Ma non finisce qui. Avere meno soldi a disposizione e dunque meno ospedali si traduce inevitabilmente anche in un taglio, netto, al personale. Come osservato anche da quotidianosanità, nel 2007 la sanità poteva contare su 649.248 unità tra personale sanitario, professionale, tecnico e amministrativo. Dopo dieci anni si è passati a 603.375 unità. Circa 46mila unità in meno. Il conto è immediato: è come se ogni giorno che sia trascorso in questi dieci anni, feste comprese, c’è stato un taglio di 12 unità. Giorno dopo giorno. Ma entriamo a questo punto ancora più nello specifico. I medici sono scesi dai 106.817 mila del 2007 ai 101.100 mila del 2017 (-5.717 mila) mentre gli infermieri sono passati dalle 264.177 unità del 2007 ai 253.430 del 2017.

Circa 11mila in meno. Stesso, identico andazzo su ogni fronte. I medici di famiglia nel 2007 erano 46.961, dieci anni dopo 43.731 (-3.230, il 6,8%). I pediatri, invece, sono passati dai 7.657 del 2007 ai 7.590 del 2017. Molto interessante anche il dato relativo alla guardia medica: nonostante siano lievemente aumentati i punti di guardia medica (da 3.042 a 3.063) sono diminuiti i medici titolari (da 13.109 a 11.688), con tutto quello che evidentemente ne consegue sulla possibilità di rispondere a tutte le esigenze dei cittadini. Dati, insomma, su cui riflettere. Non ora, certo, vista l’emergenza in corso. Ma sarebbe il caso di ragionare diversamente se vogliamo davvero tutelare i nostri “eroi”.