Dieci punti per ricostruire l’Italia. L’offerta di Di Maio al Centrodestra. La proposta dopo l’Ok allo scostamento di bilancio. Ma il ministro avverte: dialogo Sì, inciuci No

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Dopo mesi di polemiche infinite, maggioranza e opposizione sembrano vicini ad una tregua. Chissà se a smuovere la situazione siano stati gli appelli alla cooperazione fatti dal Capo dello Stato Sergio Mattarella o la mossa di Forza Italia che per prima ha teso la mano al governo, fatto sta che alla fine è arrivato il voto unanime del parlamento sullo scostamento di bilancio. Un mutamento del quadro politico che non è sfuggito al ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, che ieri, con una lettera al Foglio, a sua volta ha teso la mano alle opposizioni offrendo un accordo in dieci punti “per ricostruire l’Italia”.

“Ritengo sia giunta l’occasione di compiere uno sforzo in più e impegnarci nella sfida della definizione di un pensiero strategico per il lungo periodo” ha esordito l’ex capo politico del Movimento prima di proporre una serie di iniziative “sulle quali credo che si possa costruire un progetto più ampio, superando gli steccati ideologici”. “Il mio appello è rivolto a tutti”, prosegue il pentastellato, perché dobbiamo “disarmare il conflitto politico, pur restando ognuno al suo posto (maggioranza e opposizione)” dobbiamo “lavorare insieme per rafforzare l’azione di governo. Solo così riusciremo a ricostruire l’Italia e a innescare quel cambiamento culturale che da tempo continuiamo a prometterci”.

PIANO AMBIZIOSO. Con la consapevolezza che questo è un momento cruciale per il Paese, per Di Maio è tempo di “ridare fiducia ai cittadini” e pianificare con cura la ripresa. Qualcosa che, in una buona democrazia, avviene non a colpi di maggioranza ma con un confronto serio e leale con l’opposizione. Per questo il vertice della Farnesina ha elencato un vero e proprio programma di dieci punti su cui è necessario intervenire. Il primo non può che essere quello del “rendere il nostro debito pubblico sostenibile”, per poi passare a un “sostegno ai consumi verso comportamenti in linea con le transizioni ecologica e digitale”.

Cosa che “l’ecobonus al 100%” sta già contribuendo a fare. Inoltre, è necessario “rilanciare la produttività e il supporto al made in Italy” anche ricorrendo a incentivi alle micro-imprese virtuose, e “rendere sostenibili le conseguenze del calo demografico” puntando sulla “riqualificazione delle competenze dei cittadini e su nuovi investimenti sulla formazione”. Un piano a lungo termine al cui centro, però, non può che esserci il tema del lavoro e quello del welfare con Di Maio che arriva a ipotizzare di affinare “lo strumento del reddito di cittadinanza, motivando i percettori a svolgere lavori socialmente utili” insieme una maggiore integrazione con le politiche attive del lavoro.

Quel che appare evidente è che la crisi ha mostrato al Paese la necessità di “ripensare la scuola” tanto nei “tempi”, quanto nei “luoghi e nell’organizzazione”. A cambiare, però, deve essere anche la Pubblica amministrazione che, a parere di Di Maio, deve proseguire nel processo di “transizione digitale”. La pandemia ha mostrato anche il fallimento dell’attuale divisione dei poteri tra Stato e Regioni e per questo il ministro auspica una revisione della “riforma del Titolo V”. Molto ci sarà da fare anche sul fronte della giustizia che deve essere “potenziata e resa più efficace”, anche attraverso un maggiore utilizzo della tecnologia. Tra i dieci punti vieno proposto anche di “riprogettare la sanità territoriale e la sua governance” e di intervenire con decisione su “sicurezza, criminalità e intelligenza artificiale”.