Difficile entrare a Medicina

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di Leonardo Rafanelli

Una volta laurearsi in medicina era considerato difficile. Oggi, però, sembra sia diventata un’impresa anche solo provarci. I test di Medicina e Chirurgia, che ieri hanno aperto le prove di ingresso per le università, sono stati infatti accompagnati da manifestazioni di protesta in tutta Italia. A Roma, Milano, Padova, Bologna e Torino gruppi di studenti sono scesi in piazza per dire “no” al numero chiuso e a un sistema di selezione considerato “discriminante e sbagliato”.
“Nel 2018 – ha dichiarato Alberto Campailla, portavoce di Link Coordinamento Universitario – si stima avremo bisogno di oltre 20.000 medici, intanto il Miur e il governo scelgono di continuare a restringere l’accesso all’università e a tagliare le borse di specializzazione”.
Ma la protesta non si ferma qui: per molti lo stesso meccanismo delle crocette è un sistema di valutazione ingiusto e poco preciso. E poi c’è il problema dei tempi: per la prima volta i test sono stati anticipati ad aprile, lasciando gli studenti in mezzo a una vera e propria morsa: preparare l’esame di maturità, o l’ammissione a Medicina?

Le risposte dei ministeri
Di fronte al caos, è intervenuto il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, che però avverte: il vero problema è nell’accesso alle specializzazioni dopo la laurea. “Ho proposto – spiega – una serie di misure nel disegno di legge Lorenzin, che adesso è in discussione al Senato.” Ma aggiunge: “Abbiamo ancora un pezzo di questi specializzandi che sono fuori e che va risolto: è un tema molto importante non solo di equità, ma anche di programmazione dei nostri fabbisogni sanitari”.
Per quanto riguarda l’anticipazione dell’esame ad aprile, invece, il ministro dell’istruzione Stefania Giannini ha preferito smarcarsi: “È una decisione precedente su cui non sono intervenuta. Credo però che la compresenza dei test e della stagione finale della scuola con l’esame di maturità offra elementi su cui riflettere”.

Il problema dei laureandi
La vicenda sollevata dal ministro Lorenzin era già venuta a galla da tempo: anche chi supera il test d’ingresso, e già si vede col camice bianco, potrebbe non avere un futuro roseo davanti. Se infatti per un medico i clienti non mancano mai, c’è invece carenza di posti nelle specializzazioni, ovvero l’unica porta per l’esercizio effettivo della professione. Già nei giorni scorsi laureandi e neolaureati hanno protestato davanti a Montecitorio, facendo presente che nel 2016, a fronte di 8.000 richieste, saranno disponibili soltanto 4.000 possibilità.

Il test
Per i 64.187 studenti iscritti, tuttavia, le ansie maggiori arrivavano dalla prova d’ingresso: 60 domande a risposta multipla, con cinque opzioni ciascuna, e 100 minuti in totale per rispondere. Gli argomenti hanno spaziato dalle materie “disciplinari”, a cui quest’anno ha fatto riferimento un numero maggiore di quesiti, fino alla logica e alla cultura generale. Su Twitter, fin da ieri pomeriggio, circolavano già indiscrezioni sui quiz: domande su Rita Levi Montalcini, Chomsky, Hobsbawm (con un refuso: una “n” finale al posto di una “m”), e anche quesiti come “Cosa è necessario per riformare un articolo della Costituzione italiana?”. I risultati per Medicina e Chirurgia-Odontoiatria saranno pubblicati il 22 aprile. I posti però sono pochi: 10.551 a fronte degli oltre 64.000 iscritti. Con la prospettiva, per chi ce la fa, di ritrovarsi magari senza un posto per specializzarsi e iniziare davvero a fare il medico. Resta da vedere quali saranno le risposte che arriveranno dai ministeri: se per il futuro sarà risolta la questione della tempistica dei test, e soprattutto se si troveranno i fondi per le specializzazioni. In entrambi i casi si tratta di matasse non facili da sbrogliare.