Il braccio destro fa tremare Maroni. Il governatore lombardo sotto pressione. E Rizzi versava alla Lega una parte del presunto bottino

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Dopo il giorno della bufera, arriva una selva di richieste di dimissioni a carico del governatore della Lombardia, il leghista Roberto Maroni. Lo scenario, naturalmente, è quello della nuova sanitopoli che ha investito la Lombardia e ha portato a 21 arresti, tra i quali quello del presidente della Commissione sanità regionale Fabio Rizzi, molto vicino a Maroni. Il Pd, in particolare, ha ironizzato rilanciando un video dell’ottobre del 2015 in cui Maroni diceva seccamente: “Non ci sono tangenti nel sistema sanitario lombardo che è un sistema sano. E invito chi continua ad associare ‘sanità in Lombardia’ a ‘tangenti’ alla cautela, perché risponderà legalmente delle sue affermazioni”. All’epoca era appena stato arrestato per corruzione, concussione, turbativa d’asta e abuso d’ufficio il vicepresidente della Regione ed ex assessore alla Sanità, Mario Mantovani. Ma gli imbarazzi in casa Lega sono palpabili”. Stando all’inchiesta, d’altro canto, la posizione di Rizzi sembra centrale. Dagli atti si apprende che percepiva “circa 8mila euro” al mese e “di questi ne versava 1.500 alla Lega Nord e 5mila di mutuo”. E proprio per pagare quel mutuo, come risulta da una telefonata tra il politico e la compagna Lidia Pagani (ai domiciliari), era in attesa di “operazioni giuste” con cui sarebbe riuscito “a estinguere i mutui”.

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