Dissidenti M5S verso i gruppi. Grazie a Italia dei Valori. Al Senato serve un simbolo presente alle ultime elezioni. Trattative avanzate con l’ex partito di Di Pietro

Ignazio Messina
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Il voto sul governo di Mario Draghi di fatto ufficializza una scissione in casa Cinque Stelle. E il numero di parlamentari che hanno votato contro l’esecutivo dell’ex banchiere – e che, annuncia Vito Crimi, verranno espulsi – autorizza a pensare che i dissidenti costituiranno gruppi autonomi che si collocheranno all’opposizione contendendo il campo a Fratelli d’Italia. Se alla Camera servono venti deputati per formare un gruppo non ci dovrebbero essere problemi di sorta. Hanno votato no a Draghi 16 deputati M5S, 4 si sono astenuti, 12 non hanno votato.

A questi si potrebbe aggiungere Lorenzo Fioramonti, che da mesi pensa a un gruppo autonomo con altri fuoriusciti. Nonostante l’ex ministro M5S non abbia specificato, nella dichiarazione fatta, il suo voto alla fiducia. Numericamente ci si potrebbe trovare davanti a un gruppo più forte di quello di Giorgia Meloni (che ha 33 deputati). Nella Camera alta il numero minimo per formare un gruppo è dieci senatori che devono anche ritrovarsi sotto un simbolo che si sia presentato alle ultime elezioni politiche.

I senatori espulsi per il loro no a Draghi sono 15 e si valuta il da farsi anche per i 6 che erano assenti. Ebbene, pare che gli ex M5S siano in trattativa con Ignazio Messina (nella foto) per il simbolo di Italia dei valori. Uno degli sponsor dell’operazione potrebbe essere proprio Elio Lannutti che entrò al Senato più di dieci anni fa col partito guidato da Antonio Di Pietro. Sebbene Lannutti oggi dica che farà ricorso contro l’espulsione. Chi non ci pensa proprio ad andare avanti a suon di carte bollate è Crucioli.

Nessuna voglia di presentare ricorsi, dice Mattia Crucioli, solo il desiderio di impegnarsi per fare “un’opposizione seria”. E confessa di essere già al lavoro per costituire un gruppo. Che starebbe ovviamente all’opposizione e non lascerebbe più solo a Giorgia Meloni il primato di essere l’unico partito “contro” il governo. Anche al Senato, anzi, numericamente ci potrebbe essere il sorpasso su FdI che conta 19 senatori.

Un nuovo gruppo può ambire a spazi, visibilità, fondi parlamentari e concorrere a poltrone di garanzia come la Vigilanza Rai e il Copasir, che spettano di norma alle opposizioni. I rumors parlamentari indicano Daniela Santanchè e Adolfo Urso, entrambi senatori di Fdi, in pole position per la guida, rispettivamente, della Vigilanza Rai e del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (leggi l’articolo).

Gli irriducibili del M5S guardano ad Alessandro Di Battista che sabato tornerà a farsi sentire in una diretta sulla sua pagina Instagram: “Ci sono cose da dire. Scelte politiche da difendere. Domande a cui rispondere e una sana e robusta opposizione da costruire”, scrive l’ex parlamentare. E che potrebbe anche mettersi alla testa dei dissidenti per provare a creare una sorta di “contro-Movimento”. Chi al momento non pare affatto interessato all’idea di un nuovo gruppo è Nicola Morra: “Io voglio ancora credere nel M5S. Se i valori sono gli stessi, c’è la possibilità di riconciliarsi”.

Insomma non vorrebbe andar via. Se è per questo, anche la dibattistiana Barbara Lezzi dichiara di voler candidarsi per il comitato direttivo. Ma in base allo Statuto c’è chi sostiene che, alla luce dell’articolo 11, non sia possibile farlo: essere estromessi dal gruppo significa essere fuori dal Movimento. Obiezione respinta peraltro da quanti ritengono che non vi sia questo automatismo prima del pronunciamento dei probiviri. E non è tutto. Sullo sfondo rimane la battaglia che si potrebbe aprire sul simbolo.