Il giorno delle Foibe. La tragedia è negarle ancora. Non basta la legge sulla Giornata del Ricordo

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Aveva 23 anni Norma Cossetto quando il suo corpo seminudo è stato recuperato dalla foiba di Villa Surani, 136 metri sottoterra, in queste condizioni: pugnalati entrambi i seni, ferite da taglio ovunque e un bastone nei genitali. Quei 136 metri che aveva percorso ancora viva ma forse desiderosa soltanto di morire, dopo essere stata seviziata e torturata per giorni da 17 partigiani titini. Dopo che il padre, corso dai partigiani a chiedere notizie della figlia, era stato accoltellato e ucciso e gettato in un’altra foiba. Dopo che la vita le aveva riservato un destino da patriota negli anni in cui essere patrioti nell’Italia nord-orientale era una colpa per cui si meritavano tortura e morte.

Ventimila martiri – Era solo una dei 20 mila infoibati, Norma. Solo una fra quelle donne, quei bambini e quegli uomini gettati vivi o morti, legati da fili di ferro e seviziati con la colpa di avere il tricolore nel cuore. Donne e uomini istriani, che avevano visto con l’armistizio la caduta del Regio Esercito; l’occupazione comunista delle proprie terre e la cancellazione della loro lingua e della loro religione dai programmi scolastici dei propri figli. Donne e uomini fiumani, che dopo aver festeggiato l’annessione all’Italia nel 1924 si erano trovati senza patria e senza storia. Donne e uomini dalmati che solo due anni dopo il trattato di Roma, tornavano vittime del regime titino che negava loro l’identità. 350mila esuli tra vittime e martiri, che morivano per non sottostare ai soprusi, o che lasciavano tutto e varcavano il confine espropriati di ogni bene tranne l’orgoglio della nostra tradizione. Lasciavano le loro case scrivendoci sopra “Italia”, e portavano via pezzi delle loro terre ancora sporche di sangue italiano, o pietre da quel mare di Zara, dove i titini ne annegavano centinaia senza farlo sapere a nessuno. Perché la storia la scrivono i vincitori che hanno facoltà di cancellarla o edulcorarla secondo le loro esigenze.

Brutte lezioni – Ma cosa si vince dove si opprime un popolo e si alimenta l’odio reciproco? Cosa si vince quando resta un bambino che piange accanto al cadavere seviziato della mamma della quale non potrà più neanche scrivere il nome nella sua lingua? È evidente che vale per tutti i regimi, non solo quello titino, e per ogni popolo oppresso non solo quello italiano. Tutti i vincitori che omettono la verità. Ma domani è giusto ricordare questa minuscola parte delle vittime dei crimini contro l’umanità. Perché l’eccidio delle foibe ancora non è scritto in tutti i libri di storia. Perché anche dopo la legge Menia del 2004 ci sono persone che negano il ricordo, come i membri dell’Anpi di Costa Volpino che questa settimana danno crediti formativi ai liceali che partecipano a un convegno negazionista. Perché fra quelle pietre di lacrime ci sono le ossa dei nostri nonni. Perché non si dica mai più che i drammi del passato non debbano toccare la generazione dei giovani di oggi. Aveva 23 anni, Norma Cossetto. Gli stessi di 550 mila giovani italiani, che oggi dovranno ricordarne la tragedia.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

Quel bivio tra il M5S e il Ponte sullo Stretto

Nei sondaggi della Ghisleri e Pagnoncelli non c’è traccia, ma in Italia non c’è partito che sta crescendo più di quello del cemento. I soldi del Recovery Plan permetteranno di aprire cantieri ovunque, e come da tradizione c’è la fila per costruire quello che capita,

Continua »
TV E MEDIA