Domani il voto su Open Arms: Salvini spera nei renziani. Solo Italia Viva può salvare il numero uno leghista da un altro processo per sequestro

di Davide Manlio Ruffolo
Politica

Sparita dai radar della politica, domani la vicenda della Open Arms tornerà a Palazzo Madama in una giornata campale in cui verrà deciso il destino dell’ex premier Matteo Salvini. Sulla richiesta di autorizzazione al processo nei confronti del Capitano, all’epoca dei fatti ministro dell’Interno e accusato di sequestro di persona per avere impedito – per diciannove giorni nell’agosto 2019 – lo sbarco nel porto di Lampedusa di 164 migranti soccorsi nel Mediterraneo, il Senato metterà la parola fine una volta per tutte con una votazione dall’esito incerto e il cui risultato definitivo è atteso per le 18. Così dopo il voto contrario della Giunta per le autorizzazioni, l’Aula si dovrà esprimere a maggioranza per decidere se l’ex vicepremier leghista, su cui pende anche l’accusa di “rifiuto di atti d’ufficio”, debba esser processato o meno. Pallottoliere alla mano, in un senso o nell’altro saranno necessari 160 voti, la partita è più che mai aperta. Al momento, stando a quanto hanno fatto trapelare i diversi partiti politici, il leader della Lega può contare sul sostegno dei suoi 63 senatori a cui si aggiungono i 17 di Fratelli d’Italia e i 56 di Forza Italia. A conti fatti, in difesa dell’operato dell’ex ministro ci sono 136 preferenze, ossia 24 in meno rispetto a quelle necessarie per salvarlo. Ma la maggioranza non sembra essere messa meglio perché se sono pronti a dire sì al processo i 95 senatori grillini, i 35 del Partito democratico e anche i 5 di Liberi e Uguali, ossia per un totale di 135 voti, in questo momento non è chiaro cosa intenda fare Italia Viva che, spesso e volentieri, ha contestato le scelte della maggioranza inclusa quella su Open Arms quando in Giunta si sono astenuti. Al momento i 18 fedelissimi di Matteo Renzi, il quale evidentemente mira a far rumore e a trasformarsi nell’ago della bilancia in questa delicata partita nazionale, continuano a ribadire l’intenzione di una scelta ponderata perché “su Salvini noi leggiamo le carte e poi decidiamo”.

LA MOSSA DI ITALIA VIVA. Tuttavia, stando alle ultime voci di corridoio, qualcosa si starebbe smuovendo e i renziani starebbero pensando di unirsi al coro di chi chiede che Salvini venga giudicato dalla magistratura. Eppure più che per una questione etica, la decisione di Renzi per molti è frutto di un accurato calcolo politico. Del resto schierarsi – per l’ennesima volta – in aperto dissenso con la sua stessa maggioranza, per giunta su una vicenda tanto sentita sia dal Movimento 5 Stelle che dal Partito democratico, potrebbe causare fibrillazioni capaci di mettere a repentaglio la tenuta stessa dell’esecutivo in un momento di estrema emergenza e ciò sarebbe più che difficile da motivare davanti agli elettori. Ma c’è di più. Proprio Renzi, infatti, avrebbe ben chiaro che fanno parte della partita anche i 33 senatori del gruppo misto che in larga misura sarebbero favorevoli a concedere l’autorizzazione al processo e che quindi potrebbero finire per rendere pressoché ininfluente il voto di Italia Viva ma non per questo lo salverebbero da eventuali conseguenze politiche. Tutte ragioni per le quali l’ex premier ed ex segretario dem, secondo molti, starebbe giocando una partita di facciata. Come se non bastasse, per Renzi sarebbe difficile motivare il suo eventuale No anche perché il suo stesso partito, lo scorso febbraio, a Palazzo Madama ha votato al fianco della maggioranza dando il via libera al processo per Salvini nell’analoga vicenda della nave Gregoretti della Guardia costiera in cui i migranti bloccati a bordo furono 131.