Don Luigi Ciotti, chi è? Frasi, biografia e contatti del fondatore di Libera

Don Luigi Ciotti, chi è
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Don Luigi Ciotti, chi è: un sacerdote da sempre impegnato sui temi sociali e contro terribili mali come le droghe e la mafia. Nella sua vita è stato anche giornalista e la sua parrocchia è la strada.

Don Luigi Ciotti, chi è: biografia e contatti

Luigi Ciotti è nato il 10 Settembre 1945 a Pieva di Cadore. Nel 1950 si è trasferito con la famiglia a Torino. Nel 1972, dopo aver terminato gli studi al Seminario di Rivoli, si cala nel ruolo di prete di strada. Oggi, incontra continuamente giovani e si impegna con i temi sociali.

Da giovane ha fondato un gruppo di impegno giovanile, che in seguito si chiamerà «Gruppo Abele», diventando Associazione di volontariato. Nel 1968 interviene all’interno degli istituti di pena minorili. Nel corso della sua vita da sacerdote si è battuto  per la lotta delle tossicodipendenze in molti paesi, come Gran Bretagna, USA, Giappone, Svizzera, Spagna, Grecia, Jugoslavia. Negli anni «90 intensifica la sua opera contro la Mafia, fondando il mensile «Narcomafie».

Nel 1995 nasce «Libera-Associazioni, nomi e numeri contro le mafie», un’associazione impegnata contro la mafia che collega oltre 700 tra associazioni e gruppi che si occupano anche di recuperare i beni confiscati alla Mafia (con Libera Terra). Luigi Ciotti è stato anche giornalista, collaborando a diverse testate come La Stampa, l’Avvenire, l’Unità, il Manifesto, Il Sole-24 Ore, il Mattino, Famiglia Cristiana, Messaggero di Sant’Antonio, Nuovo Consumo).

Frasi del fondatore di Libera

Don Luigi Ciotti è un punto di riferimento per tanti, soprattutto per i giovani. Tante volte è impegnato nelle testimonianze. Ecco alcune sue frasi:

A questo porta la paura, se non sappiamo controllarla: a costruire muri, prigioni, risentimenti, capri espiatori. A confondere le diversità con l’avversità.

Se oggi il male è ancora così forte e diffuso è anche perché le ingiustizie si sono alleate con le nostre omissioni.

Una Chiesa povera è innanzitutto una Chiesa purificata dal potere.

La disponibilità e l’immediatezza di (papa) Francesco, il suo bisogno di arrivare senza preamboli al cuore delle cose e delle persone – anche a costo di sovvertire prassi e schemi consolidati – sono anche loro segni di una Chiesa povera e generosa, una Chiesa che lascia le porte aperte e da quelle porte non teme di uscire, mettendosi in cammino.

Costruiremo giustizia e dignità in questo mondo solo quando, al di là delle differenze, ci riconosceremo tutti corresponsabili, tutti parte di un comune destino di vita.

Ogni volta che non riesco a prendere sonno per le troppe vite umane rubate alla speranza, faccio esperienza del dubbio. Ma anche nel dubbio e nella protesta sento che il mio lamento possiede in sé una forte dimensione di preghiera.

Giorno dopo giorno ci è anche chiesto di assumere uno schema mentale che ci liberi dai paradigmi dell’avere, dal salire e dal comandare affinché si giunga a toccare con mano che solo nel condividere, nello scendere e nel servire si può divenire liberi e pienamente realizzati.

Non sono abituato a usare i termini fede e religione come sinonimi. (…) La religione ha bisogno di consenso, di potere, di gerarchie, di prestigio e di equilibri, di strategie e di compromessi spesso inconciliabili con la radicalità della fede.