Donne in politica lontane dal potere. Con Draghi non si cambia verso. L’ultimo Rapporto del World Economic Forum. Sulla parità di genere siamo 4,4 punti sotto media Ue

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Inutili pure le quote rosa. L’Italia continua a non essere un Paese per donne. Nell’indice sull’uguaglianza di genere 2020 elaborato dall’Eige, l’istituto europeo per l’uguaglianza di genere, l’Italia ha ottenuto un punteggio di 63,5 su 100, inferiore alla media dell’Ue di 4,4 punti percentuali, e le diseguaglianze più marcate sono state individuate nel settore del potere, politico ed economico. Una tendenza che non è cambiata con il Governo di Mario Draghi, in cui sono donne soltanto otto ministri su 23 e in cui dicasteri di peso sono stati assegnati solo a due di loro, il Viminale a Luciana Lamorgese e quello della giustizia a Marta Cartabia.

IL QUADRO. L’Italia ha punteggi inferiori in tutti i settori rispetto alla media europea, fatta eccezione di quello relativo alla salute. E non va meglio con un confronto a livello mondiale. Secondo l’analisi annuale del World Economic Forum sul Global Gender Gap, nella graduatoria diffusa nel 2020, Roma si colloca infatti al 76° posto su 153 Paesi e al 44° per quanto riguarda la politica. Diversi e significativi i miglioramenti negli ultimi anni, ma ancora insufficienti. Soprattutto con le donne tenute sempre lontane dal potere vero.

La loro presenza in politica è infatti migliorata a partire dalla scorsa legislatura, con l’aumento delle parlamentari. Una tendenza che si è rafforzata nel 2018, con l’elezione di 334 donne, 225 alla Camera e 109 al Senato, il 39% degli eletti. Un risultato che va anche oltre la media dei Paesi Ue, pari al 32,8%. Ma il vero potere è altra cosa. Dalla I alla XVII legislatura l’Italia ha infatti avuto ben 64 governi e 28 presidenti del Consiglio dei ministri, ma mai un premier donna.

Analizzando poi gli incarichi di ministra, viceministra o sottosegretaria conferiti in ciascun esecutivo, emerge che tredici governi sono stati composti esclusivamente da uomini, che la presenza delle donna è diventata costante solo dal 1983 col governo Fanfani V, ma che su oltre 1.500 incarichi di ministro assegnati nei 64 governi le donne ne hanno ottenuti appena 78 e di questi 38 per incarichi senza portafoglio. Guardando all’attuale legislatura, nel Conte I sono state nominate 6 donne su 19 ministri (31,6%), di cui quattro senza portafoglio, nel Conte II 8 su 23 (35%) e nel Governo Draghi, con le otto ministre, siamo al 34,7. Del resto già a partire dall’Assemblea Costituente, su 556 membri, i seggi rosa erano soltanto 21, il 3,8%.

DA NORD A SUD. Mai una donna in Italia è stata Capo dello Stato, sono state solo tre le presidenti della Camera, Nilde Iotti, Irene Pivetti e Laura Boldrini, e una del Senato, l’attuale presidente Maria Elisabetta Alberti Casellati. E non va meglio nei diversi territori. La presenza femminile nelle assemblee regionali italiane si attesta in media intorno al 21,9%, a fronte della media europea del 34,2%. Solo la Regione Umbria ha una governatrice, Donatella Tesei, e negli esecutivi regionali le donne sono pari al 25%.

Nelle assemblee degli enti locali, inoltre, il dato della presenza femminile in Italia è pari al 34% nei Comuni con popolazione fino a quindicimila abitanti e a circa il 32% negli altri, quelli più grandi. Le sindache sono in totale 1.140 su 7.682, il 14,8%, a fronte di una media Ue del 17,2%. E sono il 23,2% nei consigli metropolitani, le ex Province, dove tra gli oltre 90 presidenti le donne sono solo 4. Nelle autorità amministrative indipendenti, infine, su un totale di 37 componenti attualmente in carica, 11 sono donne, il 29,7%, e nessuna è presidente.

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