Donno: “Il No della Meloni al Salario minimo è un attacco ai lavoratori”

Onorevole Leonardo Donno (M5S), Giorgia Meloni è stata chiara: il salario minimo non si farà. Si aspettava una chiusura così netta?
Da chi, come Giorgia Meloni e il suo governo, non ha minimamente a cuore i diritti dei lavoratori, c’è da aspettarsi di tutto. Ieri abbiamo avuto la conferma di ciò che sospettavamo da tempo: la premier non conosce minimamente cosa prevede la proposta del M5S, a firma del presidente Conte, che la settimana prossima sarà discussa in commissione Lavoro alla Camera. Colgo questa occasione per rispiegarglielo: la nostra pdl punta a sostenere la contrattazione collettiva, non a sostituirla, stabilendo che nessun lavoratore può guadagnare meno di quanto previsto dai contratti collettivi nazionali di lavoro più rappresentativi, ossia quelli firmati dalle principali associazioni sindacali e datoriali. Altresì, prevede che il salario minimo stabilito dal contratto collettivo non possa mai scendere sotto i 9 euro lordi all’ora.

Così resteremo fanalino di coda in Europa sul tema…
In Europa, 21 Paesi su 27 hanno un salario minimo fissato per legge. Nel caso della Germania, che lo ha introdotto nel 2015 e recentemente lo ha alzato a 12 euro l’ora, il salario minimo tutela e valorizza la contrattazione collettiva. In Italia, peraltro, fissare una soglia di dignità favorirebbe soprattutto le lavoratrici: secondo l’Inapp, il 23,3% di loro vedrebbe crescere le paghe. Senza dimenticare, ovviamente, i giovani: il 47% di loro, con meno di 29 anni, guadagna meno di 9 euro lordi l’ora. Ma questo la premier lo sa oppure vive su un altro pianeta?

Dovremmo prepararci a dire addio anche al Reddito di cittadinanza? Per la premier ha di fatto impoverito i giovani…
Un’altra enorme bugia. Premesso che i giovani che prendono il Rdc in modo ‘diretto’ sono l’1,47% del totale della platea dei beneficiari, l’Anpal rileva che la metà di questi lavora. Tradotto: sono ragazze e ragazzi che, pur avendo un regolare contratto, guadagnano talmente poco da dover chiedere un’integrazione per non restare sotto la soglia di povertà. Il problema sono i salari da fame, non il Rdc. Spiegarlo a chi si prepara a deregolamentare i contratti a termine è come parlare al vento, ma se il progetto del governo Meloni è di tagliare i fondi per la lotta alla povertà l’opposizione del M5S sarà durissima.

Sembra che M5S e Pd abbiano trovato la quadra di una nuova intesa partendo proprio dal salario minimo. La domanda è inevitabile: c’è da fidarsi?
Per noi, oggi come ieri, non contano le parole ma i fatti. Giovedì, al congresso della Cgil, il presidente Conte ha proposto alle altre forze di opposizione un patto su istruzione, sanità e lavoro. Vedremo come si posizionerà il Pd di Elly Schlein. Non posso fare a meno di notare, però, che fra i suoi sostenitori c’è chi critica il decreto Dignità con cui, prima della pandemia, sono aumentati i contratti a tempo indeterminato e le trasformazioni di accordi precari in stabili.

Non si capisce però da quale formula si partirà: tetto a 9 euro lordi come vuole il Movimento?
La nostra proposta è sul tavolo, e non da oggi. Al momento, insieme a questa risultano depositate due pdl del Pd in cui, però, non viene indicata una soglia minima legale. Così non si risolverebbe il problema. In questo modo, per fare un esempio, il salario minimo previsto dal Ccnl della vigilanza privata continuerebbe a rimanere di 4,6 euro lordi l’ora. Questo non è lavoro: è sfruttamento. Il tema è come si vogliono fare le cose. Il M5S non è disponibile ad accordi al ribasso.

Perché il Pd in passato ha ampiamente criticato questa formula…
Come noto, nella scorsa legislatura alcuni esponenti del Pd hanno presentato degli emendamenti al ddl della nostra ex ministra Nunzia Catalfo per eliminare la soglia minima di 9 euro lordi l’ora. Emendamenti, per di più, uguali a quelli di Forza Italia. Sono fatti scritti nelle cronache parlamentari. Ecco perché, come detto poc’anzi, aspettiamo di ‘vedere le carte’. Le chiacchiere se le porta via il vento…