Dopo Conte c’è solo Conte. Un’altra maggioranza o il voto. M5S e Pd blindano il premier e chiudono a Governi diversi. Senza grillini e dem un’alternativa è impossibile

GIUSEPPE CONTE
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Mentre il governo è in fibrillazione, molti si chiedono quali siano i possibili scenari a cui potrebbe andare incontro l’attuale legislatura. Dati alla mano la sopravvivenza dell’Esecutivo Conte è stata garantita dai 18 senatori di Italia Viva che sono risultati decisivi per raggiungere la maggioranza e senza dei quali verrebbero meno i numeri a Palazzo Madama. Per questo se tutta Italia Viva, senza perdere pezzi, dovesse scaricare Giuseppe Conte, il primo scenario possibile sarebbe quello di formare una nuova maggioranza ricorrendo a un sostanzioso drappello di responsabili che possano fare da stampella al governo. Si tratta di una soluzione molto difficile ma che in politica è tutt’altro che impossibile.

L’altro scenario è quello di un’eventuale maggioranza di centrodestra ma qui le possibilità di riuscita sono ridotte al lumicino. Ancor più difficile è formare un governo di unità nazionale che qualcuno ha provato a paventare tirando in ballo nomi come quello di Marta Cartabia o di Mario Draghi. Così, se fallisse il ricorso ai responsabili, l’ultima e unica soluzione consisterebbe al ritorno alle urne. Al momento il Conte II è composto da M5s, Pd, Iv, LeU, Autonomie e Maie. A Palazzo Madama la maggioranza conta su 160 senatori a cui talvolta si aggiungono anche alcuni ex grillini, i senatori del gruppo Misto e i senatori a vita. Nel dettaglio i 5S contano su 92 senatori, il Pd su 35, Iv su 18, LeU su 5, Autonomie su 6 e Maie su 4.

Numeri ben più solidi, invece, quelli alla Camera. Qui con 190 deputati 5S a cui si aggiunge il presidente Roberto Fico che però non viene conteggiato nelle votazioni, 92 dem, 30 di Iv, 12 di LeU, 3 di Maie e 4 delle minoranze linguistiche, la maggioranza tocca quota 332. Da tali dati è evidente che se Matteo Renzi e i suoi dovessero sfilarsi, la maggioranza al Senato non sarebbe più autosufficiente passando dagli attuali 160 senatori a 142. Alla Camera si passerebbe da 332 deputati a 302 e quindi verrebbe meno anche la maggioranza assoluta, fissata a quota 316.

AIUTI INATTESI. La soluzione più semplice per sopperire all’uscita dei renziani è quella di pescare nel bacino dei responsabili anche se i margini di manovra sono risicati a meno che non arrivi anche un soccorso azzurro da Silvio Berlusconi o che parte dei parlamentari di Iv non decida di restare in maggioranza. In quest’eventualità i numeri potrebbero esser compensati con i 3 senatori di Idea-Cambiamo; Più Europa-Azione con altrettanti e tra i 9 e i 10 i senatori del Misto, tra cui diversi ex 5S. Alla Camera, invece, anche se tutti i deputati di Iv dovessero sfilarsi, ai giallorossi basterebbero 14 responsabili per avere la maggioranza. Fantapolitica? Nietn’affatto. A dar più peso a questo scenario c’è la proposta di Clemente Mastella che è al lavoro per creare un gruppo di responsabili (leggi articolo sotto) strizzando l’occhio al premier Conte.

CENTRODESTRA AL POTERE. Se il precedente scenario non si concretizzasse, qualcuno favoleggia su un possibile esecutivo di centrodestra che traghetti il Paese alle elezioni. Numeri alla mano sembra un’eventualità più che remota. A palazzo Madama il centrodestra di Matteo Salvini conta 139 senatori quindi ne mancherebbero almeno 20 per avere una maggioranza solida. A Montecitorio il Capitano può contare su 266 deputati quindi ne mancherebbero almeno 50 deputati per una maggioranza autosufficiente. Anche con l’ipotesi, paventata da alcuni, di un appoggio dei renziani ad un governo di centrodestra le cose non cambierebbero perché alla Camera la coalizione non raggiungerebbe la maggioranza assoluta fermandosi a quota 296, a differenza del Senato dove arriverebbe a 157 senatori.

COALIZIONE ALLARGATA. In casi simili, si è spesso ricorso al governo di unità nazionale o di scopo. Ma lo scenario attuale della politica sembra sbarrare la strada a questo scenario perché continuerebbero a mancare i numeri e ciò porterebbe inevitabilmente alle urne. Infatti se Pd e M5S hanno detto che non c’è alternativa a Giuseppe Conte e che non ne vogliono sapere di governi di questo tipo, Salvini si è detto possibilista purché l’esecutivo abbia lo scopo di portare l’Italia alle urne. Una posizione ben diversa da quella di Fratelli d’Italia che si è già sfilata a differenza di Forza Italia che potrebbe appoggiare un simile progetto.

 

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di Gaetano Pedullà

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