Dopo i vitalizi, i soldi ai gruppi. In Sardegna regna l’ancien régime. Zedda (Pd) denuncia l’ultima trovata del Centrodestra

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Non bastava la reintroduzione dei vitalizi regionali. Ora l’ultima trovata è quella di riportare in vita e in auge pure i fondi ai gruppi consiliari. Benvenuti in Sardegna, terra dell’alleanza tra Partito d’Azione e Lega; terra governata da Christian Solinas (nella foto) dopo mesi e mesi di stallo; terra, a quanto pare, di restaurazione più che di resurrezione. La denuncia arriva, esattamente com’era stato nel caso dei vitalizi, arriva dall’ex sindaco di Cagliari e oggi consigliere di minoranza Massimo Zedda, e sempre attraverso un post su Facebook condito di foto e dettagli che non lasciano spazio ad equivoci: il presidente del Consiglio, Michele Pais, in quota Lega, starebbe promuovendo non solo la battaglia per riesumare i vitalizi, ma anche per dare nuovamente soldi pubblici ai partiti in assemblea regionale

LA RESTAURAZIONE. La proposta di legge mira ad apportare modifiche ad una precedente normativa regionale approvata nel 2014 e relativa alla “razionalizzazione e contenimento della spesa relativa al funzionamento degli organi statutari della Regione”. Grazie a questa norma, tra le altre cose, in Sardegna i fondi ai gruppi consiliari sono stati azzerati con un escamotage: i partiti possono sì servirsi di persone ad hoc per l’attività politica, ma solo delle cosiddette “persone in comando”, ovvero quelle già assunte nella pubblica amministrazione a tempo indeterminato. Questo per evitare che siano i gruppi politici a dover gestire direttamente risorse pubbliche.

Oggi, in pratica, chi è in regime “di comando” percepisce lo stipendio dal Consiglio anziché dall’ente dal quale proviene, con evidente e conseguente risparmio per le casse pubbliche per un tetto massimo stabilito di volta in volta e che oggi sarebbe pari a circa 60mila euro a consigliere all’anno. In questo modo – è evidente – si evitano rischi di “spese pazze” e si azzerano i fondi. Una soluzione che pare non sia gradita alla nuova maggioranza. Già nella relazione dei proponenti, d’altronde, si legge chiaramente come a loro dire la legge del 2014 abbia introdotto “una disciplina particolarmente restrittiva al fine di venire incontro alla necessità di razionalizzare e contenere la spesa”. Non solo: la decisione di servirsi soltanto di persone in comando “ha sicuramente limitato l’apporto di professionalità […] nonché di qualificate specializzazioni che potrebbero risultare di grande utilità e rilievo per l’attività istituzionale dei Gruppi”.

CAMBIO DI PASSO. E qui la trovata: la proposta di legge consentirebbe di assumere non solo persone interne alla Pa, ma anche esterne. “Ciascun gruppo – si legge nella proposta – può inoltre stipulare […] contratti secondo le tipologie comunque denominate, previste dall’ordinamento per il datore di lavoro privato, nonché contratti di prestazione professionale di lavoro autonomo”. Insomma, consulenze e collaborazioni aperte a chiunque. Ma non è tutto. Nella proposta, infatti, si specifica pure che non ci “nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio del Consiglio regionale”.

Peccato però che, come specifica Zedda, se fino ad oggi quei soldi venivano utilizzati per pagare personale della Pubblica amministrazione (e dunque, banalmente, lo stipendio pagato dal Consiglio permetteva un risparmio all’ente di provenienza), con questa proposta di questi stessi soldi potranno beneficiare persone esterne alla cosa pubblica. Per un aggravio, come detto, di circa 60mila euro a consigliere per ogni anno. Considerati i 5 anni di legislatura e i 60 consiglieri di cui gode la Regione, parliamo di circa 18 milioni di euro. Che, insieme alla reintroduzione dei vitalizi, fanno 24 milioni.

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di Gaetano Pedullà

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