Dopo il no alla Manovra i probiviri del M5S avviano un’istruttoria disciplinare contro Paragone. Macina: “Si dimetta e si faccia rieleggere con una forza politica in cui crede”

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I probiviri del M5S hanno avviato l’istruttoria disciplinare contro il senatore dissidente, Gianluigi Paragone, reo di non aver votato la fiducia alla manovra. L’ex volto di La7 rischia, dunque, l’espulsione dal Movimento. “Si, mi è arrivata la segnalazione – ha confermato Paragone all’Adnkronos – ora manderò le mie osservazioni, risponderò a tutto. Chi pensa che me ne vada si sbaglia di grosso. Non ho un carattere facile, ora ci divertiamo”.

“A me interessa una cosa – ha poi aggiunto l’esponente pentastellato ai microfoni di Radio Cusano Campus -: il M5S era diventato membrana contenitiva di una voglia di riscatto, se tu in un anno e mezzo perdi tutti questi voti è perché hai tradito un sogno. Il Movimento non può pensare di diventare tutto un tratto un soggetto bello, fighetto. Ieri sera ero a una cena di attivisti, lì ci sono ancora persone che credono che l’Europa sia cattiva, ingiusta, generatrice di conflitti sociali. Noi lo dicevamo”.

“Non si può rinnegare – ha aggiunto il senatore – quello che dicevamo e che Grillo diceva sull’Europa e sulla sovranità. Se questa manovra restrittiva l’avesse fatta il governo precedente con Tria io non l’avrei votata comunque. Spazziamo via qualsiasi voce su questo. Come si può pensare che io possa passare alla Lega quando la Lega si è innamorata di Mario Draghi. Io credo che l’Europa così com’è non va bene. Io sono incazzato come non mai perché vedo che se ne fottono completamente e non mi possono venire a dire che ce l’ho col governo. Io ieri ho votato il decreto fiscale, pretendo che queste idee diventino programma di governo dato che siamo la prima forza parlamentare. Se qualcuno ha paura si levi, si levi”.

“Lui continua a dire e sostenere che non è più d’accordo – ha detto ad Agorà la parlamentare del Movimento 5 Stelle, Anna Macina – , che non si ritrova più, non vota i provvedimenti, non vota la fiducia. Coerenza imporrebbe che prendesse una decisione. Se io non sto più bene in un posto vado via. E’ proprio una questione di coerenza interna. Rassegni le dimissioni, torni dai cittadini e si faccia rieleggere con una forza politica in cui crede”.

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