Il business non ha religione. Dopo la trasferta tra i sunniti dell’Arabia Saudita, ora l’Italia va a caccia di affari sciiti. In Iran parte l’assalto di 178 imprese

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di Stefano Sansonetti

Sunniti o sciiti, fa poca differenza. Quando si tratta di affari la sfumature religiose contano poco o niente. Basta fare un salto dalle parti del ministero per lo Sviluppo economico. Si dà infatti il caso che il dicastero di Federica Guidi, già esponente di spicco di Confindustria, si stia apprestando a guidare una delegazione di ben 178 imprese italiane in Iran, paese sciita, sulla carta acerrimo nemico dell’Islam sunnita. Inutile dire che, in un momento in cui l’Isis (sunnita) sta mettendo a ferro e fuoco mezzo mondo, la missione italiana è a dir poco delicata. A guidarla ci sarà il viceministro dello Sviluppo, ovvero il montezemoliano Carlo Calenda. Nel “gruppone” ci saranno anche 12 gruppi bancari, 20 associazioni imprenditoriali e un totale di 370 partecipanti. Davvero niente male.

IL CONTESTO
La convinzione è che, in un momento di declinanti sanzioni sul nucleare, il mercato iraniano potrà riaprire all’Italia fette di business non indifferenti. Prima delle sanzioni, infatti, l’interscambio tra i due paesi era calcolato in 7 miliardi di euro, mentre adesso si è ridotto a 1,6 miliardi, di cui 1,2 di export dall’Italia. La missione, in particolare, è in programma dal 28 al 30 novembre. A quanto pare il calendario prevede incontri anche con il Syndacate of iranian construction companies, con la Italy chamber of commerce e con i rappresentanti dei due principali gruppi automobilistici iraniani, ovvero Iran Khodro e Saipa. Top secret, invece, l’elenco con i nomi delle 178 imprese italiane che si stanno preparando alla trasferta. “C’è una questione di privacy da rispettare”, ha fatto sapere ieri a La Notizia il ministero dello Sviluppo, aggiungendo che la questione è particolarmente sentita “proprio per questo tipo di missione”. A quanto è dato sapere, però, l’iniziativa è settoriale ed è focalizzata sulle filiere che si prevede potranno contribuire maggiormente alla crescita dell’Iran nei prossimi anni: ambiente, energia ed energie rinnovabili, meccanica, apparecchiature e attrezzature medicali, materiali edili e automotive.

GLI SVILUPPI
E’ appena il caso di ricordare che l’Iran, dopo l’accordo con gli Stati Uniti, sta affrontando un percorso di netto alleggerimento delle sanzioni sul nucleare. Ma tanti altri nodi rimangono da sciogliere. Di certo la missione italiana arriva a pochi giorni dalla visita del presidente del consiglio, Matteo Renzi, in Arabia Saudita, paese sunnita che diversi osservatori internazionali inseriscono nella lista di coloro che indirettamente finanziano l’Isis. In quella occasione il premier, tra le altre cose, è andato a visitare i cantieri della supermetropolitana di Ryad, alla cui costruzione sta attendendo il gruppo italiano Salini Impregilo. Insomma, l’Italia in Medio Oriente si muove su larga scala, senza stare a fare troppe distinzioni. Del resto il Beplaese, tramite la pubblica Cassa Depositi e Prestiti, è già socio dei fondi sovrani di Kuwait e Qatar, altri due paesi accusati di aiutare finanziariamente movimenti integralisti.

Twitter: @SSansonetti