Dopo Meloni, tocca a Salvini attaccare le toghe

Nuovo attacco alle toghe, dopo Meloni tocca a Salvini. Non si abbassa la tensione dopo l'appello del Colle ad abbassare i toni sul referendum

Dopo Meloni, tocca a Salvini attaccare le toghe

Nemmeno le parole di Sergio Mattarella sono bastate per fare abbassare i toni dello scontro tra politica e magistratura che ha raggiunto livelli inediti in piena campagna referendaria per il voto sulla separazione delle carriere del 22 e 23 marzo. “Continue provocazioni di alcuni giudici a favore di Ong straniere che trasportano clandestini. Contro l’Italia e gli Italiani. Votare SÌ è un dovere morale”. E’ quanto scrive la Lega sulla decisione del tribunale di Catania di revocare il fermo alla nave Sea Watch 5, che accende un altro scontro sui migranti.

Referendum, ancora scontro con le toghe: dopo Meloni tocca a Salvini

“Mi sembra che ci sia da parte di alcuni giudici un pregiudizio politico che si trasforma in un’azione contro l’Itala e gli italiani”, ha rilanciato il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini.

Interviene il presidente del tribunale di Palermo Piergiorgio Morosini. “Non credo che etichettare il giudice come non imparziale solo sulla base di un dispositivo non gradito o magari neppure conosciuto sia esercizio del diritto di critica”, ha detto. Secondo Morosini, le reazioni alla decisione sono “figlie del clima di tensione che sta maturando con la campagna referendaria”.

E Meloni la butta in caciara

Chi cerca di buttarla in caciara è la premier. “Ho trovato le parole del presidente della Repubblica giuste, credo sia giusto il richiamo al rispetto tra istituzioni, penso che sia giusto il passaggio in cui il presidente dice che è importante che una istituzione come il Csm si mantenga estranea dalle diatribe politiche”, ha detto Giorgia Meloni, forzando il senso delle parole del Capo dello Stato che ha chiesto semplicemente rispetto per il Csm e ha invitato la politica ad abbassare i toni nei confronti della magistratura, senza indicare un coinvolgimento dello stesso Csm nelle diatribe politiche.

Meloni ha cercato di ribaltare come al solito la realtà, accusando gli avversari di voler trascinare la campagna referendaria nel fango. “Io penso che sia molto importante che questa campagna elettorale referendaria rimanga sul merito di quello di cui noi stiamo parlando. Vedo un tentativo di trascinarla in una sorta di lotta nel fango”, dice la premier.

L’invito di Giorgia

E poi, cercando di abbandonare i toni bellicosi contro le toghe utilizzati appena il giorno prima, ha messo l’abito buono per lanciare l’invito ad andare a votare. La bassa affluenza- come sa bene Meloni – rischia di penalizzare il Sì. “Il consiglio che ho da dare io agli italiani è: andate a votare, ma votate con coscienza, guardando a quello per cui state votando e non ad altro. E votate per voi, non per me, contro di me, perché non c’entra niente”, ha detto.