Dopo Napoli, Rimini. Una 17enne viene stuprata nel bagno di una disoteca. Le amiche invece di chiamare i soccorsi filmano tutto e poi inviano su WhatsApp

dalla Redazione
Cronaca

Dopo Napoli, Rimini. Altra storia che lascia l’amaro in bocca. Dopo il suicidio di Tiziana, una ragazza di 31 anni residente nel napoletano che ha deciso di togliersi la vita, impiccandosi con un foulard, probabilmente per la circolazione di un filmato hard realizzato dal suo partner, un altro caso surreale scuote le cronache d’Italia. Una 17enne, ubriaca fradicia, è stata chiusa nel bagno di una discoteca a Rimini da un ragazzo che l’ha stuprata.

Ma ecco il peggio: nella toilette accanto ci sono però le amiche della 17enne. Potrebbero intervenire, sfondare la porta, chiedere aiuto, liberarla. Potrebbero. Invece assistono alla scena come se si trovassero al cinema e preferiscono filmare tutto con il cellulare. Ridono e sghignazzano. Non si rendono conto di quello che sta succedendo. Nemmeno il giorno dopo, però, quando ormai anche la sbornia è passata, capiscono cosa è andato in scena in quel bagno. Perché la prima cosa che fanno è far girare il filmato su WhatsApp. Come se si trattasse di uno di quei video che ci si scambia tra amici per fare due risate, e non della cronaca in presa diretta di una violenza sessuale.

A raccontare questa drammatica storia è il quotidiano il Giorno. Nel video, ricostruisce ancora il quotidiano, non si vede il volto della ragazzina. Tutto il resto, però, sì. Ora sull’accaduto indagano i carsabinieri, coordinati dal sostituto procuratore Davide Ercolani che deve ricostruire l’esatta dinamica di quello che è avvenuto quel sabato sera e risalire all’identità del ragazzo albanese. Ma resta un fatto: il comportamento assurdo delle amiche. Becere. E criminali.