Doppia poltrona al magistrato. Giudice contabile lavora al Cnel. E il Tar approva

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Un doppio incarico non si nega mai. Poco importa se in Italia i magistrati sono pochi e la giustizia è in continua emergenza. Se un giudice chiede di essere distaccato in qualche ufficio o di svolgere altri lavori oltre al suo, dire no è un bel problema. Ne sanno qualcosa alla Corte dei Conti, che per aver cercato di impedire a un magistrato di sedere anche al Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro sono stati sconfitti e costretti a risarcire il collega. Saverio Galasso ha chiesto e ottenuto, in base alla legge 104, il trasferimento da Ancona a Roma, per assistere un parente. Nella capitale il magistrato opera in una sezione delicata, quella che controlla la gestione delle pubbliche amministrazioni. Visto che da qualche tempo Galasso era stato autorizzato anche a fare altro, prima come componente di un comitato di sorveglianza, nell’ambito di una procedura di amministrazione straordinaria presso il Ministero dello Sviluppo Economico, e poi come esperto giuridico presso il Cnel, giunto nell’urbe il magistrato ha chiesto l’ok per proseguire nell’assistenza specialistica “di alto profilo giuridico-amministrativo” presso gli uffici del segretario generale del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro. Il Consiglio di Presidenza della Corte dei Conti si è opposto, sostenendo che se il collega aveva necessità del trasferimento per assistere un parente, il tempo a lui necessario per tale attività male si conciliava con la possibilità di compiere anche un secondo lavoro. Il magistrato ha fatto ricorso e il Tar del Lazio ha ritenuto una discriminazione il diniego a incarichi esterni per quanti beneficiano della legge 104 del 1992. L’atto del Consiglio di Presidenza con cui veniva impedito a Galasso di continuare a lavorare al Cnel è stato così annullato e la Corte dei Conti condannata a risarcire novemila euro al magistrato. Un indennizzo per gli stipendi persi nel periodo in cui è rimasto fuori dal Consiglio dell’Economia.